#125 – Eroine

Essere sconosciuti è un privilegio.
Camminare e non avere nessuno che ti fermi e che ti saluti, una fortuna.
Un privilegio che profuma di libertà.
La schiavitù dell’ego è la malattia dei nostri tempi e il “quarto d’ora” di popolarità warholiano è la moneta del ricatto. 
Sii popolare per vendere, il mantra implicito.
Sii conosciuto o sii conosciuta per esistere, la consuetudine.
La ricchezza è nel poter essere ignorati e dimenticati.
Vivere ai bordi degli eventi.
In quegli spazi si cela bellezza e poesia.
La gioia è una cosa che vedi con la coda dell’occhio e che ti appare all’improvviso.
Mi piacciono i fatti che non diventano eventi.
Mi piacciono le donne che escono da questa logica del non volere apparire.
Eroine dei nostri tempi, miliardarie del futuro.
Non credo alle utopie, né alle distopie: in fondo, nulla è mai andato così bene o così male nel mondo, e le catastrofi arrivano più o meno comunque.
Ma se dovesse davvero arrivare – la catastrofe – ovvero una tirannia globale di algoritmi controllati da pochi e integrati ai nostri corpi sempre più misurati e vogliosi di app di monitoraggio e imbevuti dall’idea positivistica del “migliorare sè stessi” con banche dati di cellule pronte a clonazioni, ibernazioni, manipolazioni dei sistemi nervosi, sostituzioni dei robot, informazioni sanitarie personali, il tutto controllato da pochissime persone o da un’intelligenza artificiale che pesca informazioni da blockchain, ebbene, se dovesse arrivare una catastrofe del genere, memoria e salvezza le troveresti soltanto lì, nelle donne dimenticate ai margini, delle quali nessuno sembra curarsene, delle quali nessuno nota la ricchezza, delle quali ci sarebbe bisogno per conservare quei filamenti di DNA per mantenere un vago concetto di contraddittoria umanità per il futuro.
Dio o Natura benedicano la loro vera imperfezione.

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