#140 – Intervistare Asja

Fare un’intervista è per me sempre molto difficile, perchè raramente riesco a trovare i giusti equilibri tra tutti gli elementi che entrano in gioco.
Devi trovare un modo per relazionarti con l’intervistato, devi prepararti, devi fargli sentire che si puó fidare di te, devi preparare le domande ed esser pronto a cambiarle del tutto, perchè devi avere le orecchie attente per cogliere una sfumatura nelle parole che possa far venir fuori cose che neanche pensavi. E poi devi nello stesso tempo devi immedesimarti nel pubblico o nel lettore, immaginarsi cosa vorrebbe sapere. E poi c’è che, finito tutto, devi trovare i fili logici per non essere banale nell’esposizione.
Quasi sempre, ad ogni intervista, c’è un intoppo.
La mia difficoltà più grande è quasi sempre il relazionarmi con l’altra persona, poi in realtà scopri che la cosa più difficile è non essere banali e retorici.
Quasi sempre le mie interviste “fanno acqua” e da qualche parte debordano.
Intervistare Asja è stata una sorta di paradiso.
Non la conoscevo e non la conosco, e ci avevo parlato nella mia vita – sì e no – trenta minuti.
Ebbene, sono rimasto stupito.
Ad ogni domanda, c’era sempre qualcosa di intelligente nella risposta e ad ogni risposta ero piacevolmente colpito a livello emotivo.
Mi sono più volte emozionato e più volte ho buttato via la mia “scaletta” fatta di domande prestabilite cercando di percorrere altre vie.
Vorrei dire perché sono rimasto colpito ed emozionato, ma non posso.
Non posso perché devo stare “tanti passi indietro” non solo nella stesura dell’intervista, ma anche nella scrittura di questo post su Facebook.
Non posso dire perchè sono rimasto colpito, non posso dire perchè mi sono emozionato.
Influenzerei con il mio giudizio i pensieri del lettore, e vorrei ci arrivasse da solo a cogliere la minuta grandezza di Asja.
Ma chissà.
Magari un giorno potró dire e dirmi cosa sto pensando in questo precisissimo istante di questa sera primaverile, appena prima di dormire.

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