#153 – L’errore nell’errore e la trappola della modestia

Avventatezza, distrazione, immaturità. Non trovo parola davvero adatta al mio post ingenuo intitolato “Marta Cavalli e il mio fallimento personale”.
L’avventatezza è questa: la descrizione del perché ho fallito, la mia autoanalisi pubblica e i dovuti contrappesi espressi nei miei controcommenti al post ha causato una serie di commenti da parte dei lettori che suonavano più o meno così: “Valerio, ma cosa dici? Tu hai lavorato bene, sono gli altri che non ti hanno capito”.
Eccolo, l’errore nell’errore.
Cosa c’è di peggio di paventare la vaga idea che io abbia condiviso la mia autoanalisi negativa soltanto per sentirmi dire “Poverino, tu in realtà sei bravo” in una coltre glassata di finta modestia?

Al diavolo.
Prossima volta le autoanalisi – soprattutto se negative – me le tengo per me.
Peggio della presunzione e del vanto da pavone, c’è solo il sospetto della falsa modestia.
Ma dai. Ci mancava solo questa. Errore nell’errore. Che asino che sono.

Sono seduto ad un tavolino in attesa di un appuntamento di lavoro. Sto scrivendo e ritoccando le bozze dei miei progetti per BICITV.
Amaro osservare come la gente sia intrappolata in bias cognitivi colossali.
Amaro osservare come la gente sia avvezza a puntare il dito su fantomatici “altri”, “sistemi” e “complotti”.
Amaro osservare come la gente confonda il lavoro per raggiungere dei risultati con i risultati stessi.
Amaro osservare come la gente sia poco consona ai cambiamenti.

Mi verrebbe da aggiungere “Amaro osservare come Io sia la Gente”.
Mi verrebbe spontaneo concluderlo così questo post.
Invece – fosse per la gente – dovrei chiuderlo scrivendo: “Io sono il migliore”, “Io sono immune da tutto questo”, “Io sono più intelligente di voi”, “Io l’avevo detto”.
Io, io, io.
Bisognerebbe chiuderlo così, il post.
Perché in un’epoca polarizzata si intuisce solo la lingua dell’estremo e le sottigliezze delle vie di mezzo sono bandite.

Ma no.
Non riesco a cambiare idea.
Che se uno non è in grado di esprimere la sfumatura di pensiero, la colpa è solo sua.

Forse per questo che ho una voglia immensa di diventare un robot, una macchina, un essere completamente muto, un androide, un essere clonato, un ibernato, un moderno vampiro non-morto.
Che voglia.
Non vedo l’ora di essere sostituito da un algoritmo, da un’intelligenza artificiale.
Questo è l’orizzonte che stiamo disegnando con un modo di pensare binario e con la possibilità del potere esprimere con facilità ogni stupidaggine ci passi per la mente.
Questo orizzonte lo costruendo io con le mie mani.
Viva l’artificio, viva la ricreata imperfezione, viva l’assurdo narcisismo, viva l’imbarazzato nichilismo, viva l’incomprensibilità del non ovvio!

Ovviamente sono tutte provocazioni sofiste, queste. Ovviamente.
La maledizione dell’essere considerati pazzi o, quantomeno, “pieni di seghe mentali” (si dice così, no?) è un piacere cui è difficile desistere.
Dopotutto, il mondo desidera l’ovvio.
Già.
Il mondo è proprietà dell’ovvio.
Già.
E l’ovvio – come si suol dire – l’ovvio non lo verifica mai nessuno.
La partita si gioca e si giocherà sempre su chi decide cosa è ovvio e cosa non è ovvio.
E questa è solo una partita che si gioca con una prova di forza.
Economica, morale, tecnologica.
Questione di potere.

Per anni ho sempre desiderato stare dalla parte di chi perde, in questa partita.
Ora sto incominciando a sentire di avere in mano piccoli poteri.
Sì, piccoli super poteri per potere controllare l’ovvio.

Il potere senza amore è tirannia, l’amore senza potere è vano romanticismo, diceva Martin Luther King. Come si fa ad essere saggi ed equilibrati?
Al momento trovo risposte solo nello zen, nella poesia occidentale, nelle filosofie, nelle arti figurative.
Mai come oggi la cultura che non serve a niente di concreto è l’unico paradigma che ci può salvare dal dispotismo delle intelligenze artificiali controllate da umani, ovviamente.

Bisognerebbe avere autoironia nella vita, possibilmente.
Bisognerebbe costruire visioni e strade positive per il futuro, quando si scrive.
Visioni credibili.
Anche nel costruire la prossima BICITV.

Ok, stop alla pausa e ricominciamo a scrivere il progetto da questo tavolino.
L’arte della semplicità non mi appartiene.
Ma dal magma ridondante del mio blog nascono le idee “essenziali” per i meccanismi di BICITV. Per le lettere d’affetto alle persone care. Per i gesti semplici da regalare senza parole alle persone che amo.

Beato il giorno in cui anche questo blog si trasformerà nell’essenza cristallina di un haiku giapponese.
Per ora la semplicità è solo un vestito e non sostanza.
Beato quel giorno in cui diverrà sostanza.
Beato il giorno in cui saprò distillare poche parole.

Non vedo l’ora di invecchiare e di avere almeno il doppio dei miei anni per arrivare a questo.

Site Footer