#155 – Giro Rosa

Per la prima volta sto seguendo il Giro Rosa. Non c’è che dire, una bellissima manifestazione:  quanto ne ha bisogno il ciclismo femminile di gare così. Complimenti agli organizzatori.
Lo sto vivendo in maniera passiva, girando, osservando, guardando, quasi annusando come se fossi un vecchio cagnolino silenzioso da dietro le transenne che ogni tanto compare e poi scompare.
Perché un giorno mi piacerebbe essere parte attiva di questo evento e ho tanto bisogno di osservare, capire, imparare.
E in questi cinque giorni ho sempre avvertito che mancava qualcosa.
Non riuscivo a capire che cosa, ma ne sentivo la mancanza.
Ieri ho capito cosa fosse. L’ho capito quando ad Omegna ho sentito un gruppo di bambini gridare “E-li-sa, E-li-sa, E-li-sa” incitando la beniamina di casa Elisa Longo Borghini.
La gioia, ecco la cosa che mancava.
La gioia che invece sentivo fortissima qualche settimana fa in Inghilterra dove il pubblico era letteralmente entusiasta ad ogni tappa.
Dove la gente era felice.
Mi sono sentito un po’ in colpa.
Perché in questi giorni non è che io sia chissà quanto “gioioso”.
La gioia è qualcosa che respiri ed è un qualcosa a cui tutti contribuiamo. Tutti. E non dipende da cause esterne a noi.
Ecco perché mi sentivo un po’ in colpa.

Sono in questo istante in una hall di albergo completamente vuota e fuori sta piovendo.
La catena dei pensieri che si infilano uno dopo l’altro si è innestata, e chi la ferma più.
Ora sto addirittura pensando che al ciclismo italiano in generale manca la gioia, non solo al Giro Rosa.
Forse bisognerebbe occuparsi della gioia con la stessa cura di cui ci si occupa dei palchi, delle transenne, degli articoli di giornale, dei commenti, dei video, delle motostaffette, degli streaming.
Forse siamo ad un punto in cui il nostro matrimonio con il ciclismo è diventato un’abitudine e non riusciamo più a sorprenderlo, il ciclismo.
Dove è iniziata la frattura la noi e il ciclismo?
Quando è iniziata?
Quando tutto si è trasformato in fiacca abitudine?
Forse non ha senso parlarne, come quando si sente che una relazione d’amore è entrata in crisi.
I perché di lei sono validi tanto i perché di lui.
Conta solo una cosa.
Il presente, il futuro.
Che l’unico pensiero che vale in amore è quello di voler rendere felice la propria donna o il proprio uomo.
Ogni giorno.
Adesso.
Anche quando là fuori non c’è il sole.

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