#199 | Valentino (14 cose di mio papà)

Oggi è l’onomastico di mio papà. Che stare a scrivere per davvero che tipo di rapporto ci lega, non basterebbe un post. Servirebbe un libro (o forse due).
Ma qui sui social sono conosciuto per il ciclismo. E lui pure. E allora bisogna semplificare. Bisogna stare dentro questo recinto, che il resto è roba privata e non va messa sui social.
Come accade in tante famiglie di ciclisti, pure io sono capitato qua dentro – nel mondo del ciclismo – per via di mio papà. Controvoglia, naturalmente, almeno all’inizio.
E alla vigilia del mio 200esimo post sul mio blog (che sarà il numero 1 del blog B-Thinking che curerò sul nuovo sito di BICITV) e quindi alla vigilia di quello che sarà un anno zero, mi sembrava una cosa buona dedicare il 199esimo post a chi, a modo suo, mi ha fatto capitare dentro a questo mondo. Un mondo che ora – volente o nolente – coincide con la mia vita.
E quindi un libro non lo posso scrivere, ma un post sì.
Con dentro 14 cose (non poteva essere altrimenti, in questo giorno) che ho imparato in questi anni da mio papà Valentino. Insegnamenti, cose che mi ispirano, cose quasi tutte irraggiungibili. Che alla fin fine, siamo molto diversi. E anche molto simili, praticamente uguali. No, direi diversi. No, uguali. No, diversi.
 
#14 | Sorriso. Che tutti e due sorridiamo. Che per anni me l’ha detto, di sorridere. Che mio papà l’ha portata la gioia, nel ciclismo. Il sorriso, sì. Il ciclismo è spesso e tristemente un posto senza sorrisi. La Valcar è sempre stata una squadra allegra.
#13 | Lavoro. Non ho mai conosciuto una persona che lavori tanto quanto mio papà. Ogni giorno, dalle sette del mattino alle otto di sera, più qualche serata di lavoro aggiuntivo. Le cose si ottengono con la fatica. L’ultima volta che è andato in ferie è stato più di 10 anni fa. Non so come fa.
#12 | Modestia. La parte più difficile del mio lavoro in Valcar è stato trovare una via mediana tra gli incredibili risultati ottenuti dalle atlete, il doverli mostrare ai potenziali sponsor e la modestia incorreggibile di mio papà. Pazzesco quanto sottovaluti il suo operato. E quanto gli sembri di fare male, sempre. Roba da impazzirci. Ma è proprio questa umiltà di fondo, questo pensare di non essere il migliore, la molla che lo spinge a migliorare, sempre.
#11 | Generosità. Mai vista persona più generosa di mio papà. Boh. Non so come fa. Non sto parlando di soldi. Sto parlando in quella voglia di mettere a proprio agio le persone chiedendo a sè stesso immani sacrifici in termini di tempo, di emotività, di tutto. Ed è pure generoso con chi se ne sta palesemente approfittando di lui.
#10 | Rispetto. Quante persone ho visto in questi anni approfittare di mio papà…
L’ho imparato solo con gli anni a non rimanerci male per questo. Non tutti lo fanno volontariamente, quando lo fanno. Qualcuno è stato scorretto. Qualcuno ha dato delusioni cocenti. Qualcuno ha sottratto soldi. Ne ho viste tante. Ma non ho mai visto mio papà mancare di rispetto a nessuno. Nonostante tutto. Una grande lezione.
#09 | Etica. Per lui ci sono le cose giuste e le cose sbagliate. E quando dice una cosa, la fa. Le promesse non sono solo promesse. Ci sono sempre i fatti. Creati col duro lavoro. E se non ce la fa, si scusa.
#08 | Sincerità. Lui è geneticamente non capace di dire bugie. Mai. Sincero fino al midollo, incapace persino di nascondere “parti” di verità. Senza filtro. Ma è in questo modo che le persone ti seguono. Con la sincerità, con l’etica, con la lealtà.
#07 | Rispondere alle bugie con i fatti. Quante bugie ho sentito sul conto di mio papà in questi anni. Qualcuna detta in buona fede, qualcuna no. Che a conoscere la sua intransigenza etica, fa rabbia doverle sentire. Ma perchè? ti chiedi. Ma alle bugie si risponde in un modo solo: lavorando, lavorando, lavorando. Alle bugie si risponde con i fatti. Rispondere alle menzogne è tempo sottratto al lavoro per diventare migliori. La reputazione e la credibilità si costruisce solo con i fatti e con la serietà.
#06 | Essere originali. Ah sì, mio papà è pazzesco su questo. La sua voglia di portare avanti un proprio modo di intendere le cose, tante volte anche in totale controtendenza rispetto al sentire comune è clamorosa. Essere diversi. Essere sè stessi. Anche a costo di tagliarsi le gambe.
#05 | Qualità. L’attenzione ai dettagli di mio papà è micidiale quanto sono micidiali le sfuriate quando questa attenzione è disattesa. Ultimo episodio, la foto di squadra al via della Vuelta Valenciana. Perchè i gambali così, perchè sono una diversa dall’altra, ma come si fa a presentarsi sul palco così, perchè hai pubblicato una foto del genere? Eccetera eccetera eccetera.
Il fatto è che l’attenzione ai dettagli di mio papà è spasmodica. Può passare settimane per decidere la posizione di un logo su una maglia. Mesi per decidere il modello di bici da dare alle proprie atlete. Ed è questa attenzione alle piccole cose che fa fare la differenza. In tutto.
#04 | Coraggio. Mio papà inizia sistematicamente ogni progetto senza paracadute. Ogni inizio è una scommessa. Perchè prima devi dimostrare e poi chiedere. Un coraggio al limite dell’incoscienza. Ma senza coraggio non esiste nessun altra virtù. Lui è coraggioso.
#03 | Amore per il ciclismo. L’amore non lo decidi: l’amore c’è o non c’è, e mio papà è profondamente, sinceramente e visceralmente innamorato di questo sport. Da sempre. Lui piange, per questo sport. Quando ero piccolo ho sempre visto ciclismo in TV. Le Classiche, i grandi Giri. Sempre. Senza amore per questo sport, non fai niente.
#02 | Prima gli ultimi. Mio papà è stato un ciclista che – come dice lui – aveva sempre il gruppo in fuga. È stato un perdente, insomma. Finiva a malapena le corse. Penso che nasce da questa esperienza il suo trattare con la medesima attenzione l’atleta forte come quella debole senza fare differenze. Non certo senza errori, ovvio. Quanti ne fatti. Ma è come tenti di rimediare all’errore che fa la differenza. In dieci anni ho visto circa cento atlete vestire la maglia blu fucsia. Mai fatte differenze (e naturalmente qualcuna pensava di essere meno considerata: fa parte del gioco). Ma i fatti dicono che non è così. La dotazione tecnica è la medesima. I risultati, egualmente spalmati su un numero molto alto di ragazze. Credo che tutto nasca dal fatto che mio papà, da ragazzo, non era un vincente. Era uno che perdeva. Ma il ciclismo è questo: è innanzitutto perdere. Senza essere perdenti. Ma lottando e faticando e dando il massimo, sempre.
#01 | L’amore per le proprie atlete. Sì, Amore non è una parola esagerata. Mio papà ama e rispetta fino in fondo le proprie atlete. Al centro ci sono sempre loro, le atlete. Penso che il segreto di tutto sia questo: prima gli atleti, poi il resto. Prima le atlete, poi gli allenatori, poi i meccanici, poi gli addetti stampa, poi i presidenti. Prima le atlete, sempre. Agli occhi di molti la sensazione è che mio papà, in qualche modo, “vizi” le proprie atlete. Ma è proprio qui il suo segreto. Il farle stare bene seguendole e assecondandole nelle loro esigenze e a volte capricci (sì, a volte sono davvero capricci) fa sentire importante l’atleta. E quando una donna si sente amata, rende al 200%.
L’amore vince tutto, diceva il poeta. Ed è proprio così.
Non ho mai visto nessuno nel mondo del ciclismo amare i propri atleti o atleti come lui.
Io ci provo con il mio lavoro a trattare tutti allo stesso modo, vincenti e perdenti, memore degli insegnamenti di mio papà.
Ma arrivare ad amare… no, lì temo che non ci arriverò mai. Mi appassionano le vicende umane dei ragazzi e delle ragazze che vivono questo sport. Sì, questo mi appassiona, il capire i sentimenti delle persone. Ma non arrivo a condividerli del tutto. No, non in quel modo, non come lui. Ogni volta che ha parlato pubblicamente delle sue atlete alla presentazione della sua squadra, è sistematicamente scoppiato in lacrime per la commozione per i risultati delle sue ragazze.
Una cosa da non credere. È lì il segreto: l’amore. E non poteva essere altrimenti in un giorno come questo.

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