#20 – Amoralità (né bene, né male)

Il difetto dei nostri tempi non è l’immoralità, ma l’amoralità. Che cosa è l’amoralità?
Qualcosa che non è né giusto, né sbagliato. 
Uccidere, ad esempio, è immorale.
Dare da mangiare a un bambino affamato, ad esempio, è morale.
Cioè, immorale o morale c’entrano con il bene o il male.

Ebbene, penso che il male dei nostri tempi è l’eccesso di amoralità.
Essere appassionati di calcio, ad esempio, è amorale. Amare il ciclismo è amorale. Desiderare di viaggiare è amorale. Andare al concerto di Vasco è amorale.
Cioè, non c’è niente di male a fare tutto ciò. Ma neanche niente di bene.

Eppure c’è un Però.
L’amoralità diventa, a mio modo di vedere, immorale se occupa tutto il nostro tempo.
Stare al cellulare 24 ore al giorno fa male.
Guardare il calcio 24 ore su 24 non va bene, e via dicendo.

Insomma, è la misura del tempo dedicato che fa la differenza.
E mi fa imbestialire chi usa l’amoralità per fare i propri interessi rovinando la gente.
Cucinare non è immorale, ma guardarsi sempre Mastechef e Cucine da Incubo e stare incollati alla TV, sì. Che ci sono sempre cose più importanti.
Ebbene, viviamo tempi amorali dove tutti fanno cose giustificandosi e dicendo: “Beh, che male c’è?”.
Niente, non c’è niente di male.
Ma c’è di male se fai solo e soltanto quella cosa.
Che forse ogni tanto bisognerebbe chiedersi: “Che bene c’è a fare questa cosa?”.
Ecco, me lo sto chiedendo mentre scrivo.
“Che bene c’è a scrivere quel che ho scritto?”.
Mmm…
E se dovessi smettere di scrivere su Facebook?

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