#135 – Il senso dei luoghi

Mentre guardavo il paesaggio delle Fiandre con le sue distese verdi e i “muri”, pensavo che – davvero – sono i gesti degli esseri umani a dare significato ai luoghi. Se non fosse per il ciclismo che ha reso leggendarie queste terre con i suoi pavé, questa terra sarebbe una terra pressochè insignificante. E invece migliaia e migliaia di appassionati da tutta Europa si ritrovano qui in questo periodo per la “Settimana Santa” del ciclismo mondiale. Già, i gesti umani (...)

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#134 – Il luogo in cui abiti

Mi piace considerare il mio corpo un luogo. Non una cosa che ho, non una cosa che sono, ma una cosa in cui abito. Aiuta quando mi sento stanchissimo e sono sballottato da un luogo all’altro. Rassicura avere sempre una casa a portata di mano, ovvero il proprio corpo. Considerarlo un luogo mi aiuta a curarlo più rispetto che a considerarlo qualcosa che sono o che ho, perchè anche se non lo accetto, lo curo comunque.  Avere o essere questa (...)

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#133 – In Bruges

Un film si intitolava proprio così: “In Bruges”, ed aveva anche vinto un Oscar per la sceneggiatura, mi pare. O forse no. So che c’era Colin Farrell come attore e Ralph Fiennes pure, mi pare, e che il film mi era piaciuto perché era uno di quei film che indipendentemente dalla trama, ti lasciava addosso sensazioni. Ebbene, la sensazione che mi aveva lasciato addosso fu quella del voler visitare Bruges almeno una volta nella mia vita. Che cosa è successo (...)

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#132 – Le migliori squadre cantano

Ormai è più di una convinzione: le migliori squadre cantano. Cantano in coro, stonate, non appena capita l’occasione. C’è da spaventarsi quando una squadra è troppo silenziosa. In questi dieci anni ho notato che i gruppi più affiatati fanno un casino dell’accidente. Fuori dalla competizione, certo. Perché quando poi entrano nella mischia, quelle squadre diventano silenziose ed efficaci. Cantare.  Quella del canto è una dimensione importante dell’essere umano. Forse le persone migliori sono quelle canticchiano spesso. Forse perché riescono ad (...)

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#131 – Centotrentuno

Sono arrivato a 131 post. Perché continuo a scriverne? Il motivo è uno solo: allenamento. Allenarsi è il destino di chi è senza talento come me. Ogni tanto bisognerebbe vincere, però. Ogni tanto bisognerebbe raggiungere qualche obiettivo. Ma quando scegli obiettivi enormi, si corre una maratona. Ogni santo giorno.  Ammiro chi brucia le tappe e va veloce. Io sono lentissimo con i miei passettini corti e il traguardo che sembra non giungere mai. Ultimamente il passo si è fatto pesante, tanti mi (...)

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#130 – Commozione

Vorrei che non fosse così, ma ciò che più mi commuove sono le parole. Chissà perché. E quando mi arrivano alcuni messaggi con parole di ringraziamento per ciò che scrivo o che faccio, se succede che vanno a cogliere le motivazioni profonde dei motivi per cui faccio quel che faccio, l’emozione diventa fortissima. “Le parole preparano l’anima, la rendono pronta e la commuovono fino alla tenerezza” dicevano, ed è così. E forse, guardandomi intorno, di parole messe lì per intenerire ce (...)

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#129 – Belgio

Chiunque ami il ciclismo sa che il Belgio è la patria di questo sport. Sono arrivato da un giorno e ho un gran freddo (ho sempre freddo…). L’idea è quella di imparare dai migliori, guardando, osservando, chiedendo e annotando. La Panne, Gent-Wevelgem, Dwars, Giro Fiandre…  I brividi sono inevitabili (anche se non facesse questo freddo…).

#128 – Ai bordi dell’evento

Ero molto incuriosito dal vivere il mio primo Trofeo Binda da spettatore. Per una volta invece di lavorare mi sarei goduto lo spettacolo. Maledetto freddo e maledetta pioggia. Non me la sono goduta per niente. Il freddo è il mio tallone d’Achille. Basta qualche grado in meno e non penso nient’altro che al freddo. E il freddo è stato il tallone d’Achille di tante atlete in gara, direi. Ho guardato e riguardato video, articoli, interviste.  Al momento ho avuto il (...)

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#127 – Ad un battito di cuore

E lui dov’è? Ad un battito di cuore. Deve essere stata più o meno questa la misura temporale del distacco tra Vincenzo e Caleb. Un battito di cuore a ritmo normale. Ma chiunque abbia un cuore, un po’ di memoria e l’anima leggera da ragazzino, di battiti ne ha contati tre o trecento nel finale di questa Milano – Sanremo. Impresa al limite dell’impossibile quella di Vincenzo, sogno dispiegato in folle realtà. Ma stanotte ho l’anima pesante, indurito il cuore (...)

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#126 – Depressione

Quando sono stato ad un passo dal trasferirmi in Nuova Zelanda, ho iniziato a leggere alcuni libri e siti web che mi aiutassero a capire che tipo di cultura avrei trovato ad Auckland. Ebbene, durante questa rassegna ho scovato un libro molto bello intitolato “Gli All Blacks non piangono” nel quale John Kirwan, uno dei giocatori di rugby più stimati e amati tra gli All Blacks, racconta della sua lotta contro la depressione. Questo è un tema a me caro. (...)

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#125 – Eroine

Essere sconosciuti è un privilegio. Camminare e non avere nessuno che ti fermi e che ti saluti, una fortuna. Un privilegio che profuma di libertà. La schiavitù dell’ego è la malattia dei nostri tempi e il “quarto d’ora” di popolarità warholiano è la moneta del ricatto.  Sii popolare per vendere, il mantra implicito. Sii conosciuto o sii conosciuta per esistere, la consuetudine. La ricchezza è nel poter essere ignorati e dimenticati. Vivere ai bordi degli eventi. In quegli spazi si (...)

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#124 – L’altra faccia della medaglia

L’altra faccia della medaglia è che quando lavori duro perché credi che il lavoro paghi, arriva un giorno di cui alzi gli occhi da te stesso, ti guardi intorno e cominci a renderti conto che non sai vivere. Non sai più perdere tempo. Non sai più non lavorare.  Non sai neanche come ti devi vestire, comportare, mangiare, niente. La vita è scivolata via, ti sei scollato da tutti gli altri, e ogni tuo gesto e pensiero per ritornare a vivere (...)

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#123 – Un mese in silenzio

Non è male sparire. Elisa Balsamo mi fa fatto notare un mese fa che non ho continuità. “Hai buone idee, ma non le porti avanti” diceva.  “Hai ragione” le ho detto, e lo sanno un po’ tutti. Giorgio, Davide, qualche vecchio amico. Che ogni tanto non esisto. Sparisco. Non è male – a volte – non esistere. C’è stato un tempo in cui desideravo essere vento. Qualcosa che non vedi, ma che senti. Avere una voce, ma non avere un (...)

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