#202 | Lo zio del ciclismo (a proposito di Strade Perdute, dopplanger e visioni)

A volte siamo quello che non pensiamo di essere. E a volte siamo quello che non pensiamo di essere. Anzi, accade quasi sempre così, non “a volte”.
Ogni giovedì sera mi ritrovo con il team di BICITV al Ritual Irish Pub di Bergamo. BICITV è nata lì. O meglio, l’accordo per la nascita della società con Giorgio Torre è stato fatto lì. E i primi BICITV Awards sono stati organizzati sempre nel medesimo pub.
Ieri sera davanti ad un tè freddo (non posso più bere alcolici per motivi di salute) ho raccontato a Giorgio e a Roberto di come nella mia vita avessi avuto un e un solo desiderio, e di non averne mai più avuti altri così forti. Il desiderio era quello di creare una famiglia e in particolare di diventare papà a meno di 30 anni.
Non so perché da ragazzo avessi questo tipo di desiderio; so solo che non si è avverato e che non si potrà mai più avverare. Mi avvicino ai 40 anni.
Sono cose della vita. A volte i sogni si avverano, a volte no. E ho sempre trovato interessante osservare come si debba andare avanti nella vita quando le cose non vanno come le si era immaginate. Il mio motto (me l’ha insegnato il film “Forrest Gump” è “Fare il meglio con ciò che si è e che si ha in un dato punto della propria vita”.
Sto bevendo dell’acqua calda (non posso bere tè o caffè per i medesimi motivi di salute di cui detto sopra). Nel mentre sto editando il video della B-Talk realizzata con Martina Fidanza. E all’improvviso mi è arrivata una visione. Quando ho una visione, cerco di realizzarla. Mi sono immaginato una mostra fotografica in occasione dei BICITV Awards. Io non ragiono, non sono razionale, non ho idee: ho “visioni”. E poi cerco di realizzare queste visioni così come le ho viste nella mia mente.
Ogni cosa di BICITV è stata creata così: a seguito di una visione. Recentemente ho scoperto che anche il regista David Lynch crea in questo modo i suoi film: rendendo reali le proprie visioni.
Ieri sera raccontavo a Giorgio e a Roberto che dopo sette anni e mezzo mi ritrovo nel punto in cui sono state realizzate tutte le cose che avevo visto nella mia mente allora. E ho detto di essere felice di condividere questo viaggio con grandi amici.
Continuo nel mio lavoro di editing. La “visione” delle B-Talks mi arrivò non appena Instagram introdusse le Live condivise. Mi piace conoscere i ragazzi che fanno ciclismo. Mi piace capire le loro storie, da dove arrivano, che cosa sentono e perché lo fanno.
Ieri notte mentre guidavo mi sembrava di essere – appunto – dentro ad un film di David Lynch, “Strade Perdute”. E trovo estremamente poetica l’immagine della strada che scorre sotto le ruote, la notte. La linea bianca al centro della carreggiata è quasi ipnotica per me. Una porta di accesso verso altri mondi (no, non avevo bevuto: solo tè freddo). Sapete come funziona la mente, no? Un pensiero si aggancia all’altro, e dal film “Strade Perdute” ho pensato a un’altra opera di David Lynch, quella “Twin Peaks” che tanto ha colpito il mio immaginario in tempi recenti, facendomi riflettere su quanto quella serie TV avesse la capacità di trasmettere sensazioni estremamente vivide.
E allora ho pensato a Laura Palmer, allo sceriffo, ma soprattutto all’agente Dale Cooper con il suo caffè e le sue ciambelle.
E poi ho pensato a me. Mi sono pensato come ad una sorta di dopplanger esattamente come accade nella terza serie di Twin Peaks, quando Cooper si reincarna in altri due Cooper, uno che è cattivo cattivo e l’altro che è invece una sorta di imbecillotto di nome Dougie Jones.
Mi fa morire da ridere, Dougie.
Mentre guidavo mi sono riguardato dentro, ripensando alle parole dette a Giorgio e a Roberto. E sì, mi sono sentito una sorta di dopplanger di quel vecchio Valerio.
Il vecchio Valerio non c’è più, quello col sogno di diventare papà a meno di 30 anni. C’è questo doppio, questa copia invecchiata, questo dopplanger che sfreccia su strade perdute nel cuore della notte. Come in Twin Peaks, qualcosa del dopplanger ricorda l’originale. ma non sono la stessa persona.
Sto editando il video della B-Talk con Martina Fidanza. Eccolo dove è finito il mio desiderio di paternità: dedicando cuore e anima per ritrarre e tirar fuori il meglio da questi ragazzi che amo incontrare ogni settimana.
Ho più del doppio dei loro anni. Quando iniziai BICITV, potevo essere una sorta di fratello maggiore (ed effettivamente un fratello maggiore di mia sorella Sara, ex ciclista, lo sono stato). Ma adesso? Questo dopplanger di Valerio è una sorta di giovane zio. <

Ho incominciato a pensare a me stesso in questi termini qualche settimana fa. Mi sento una sorta di zio del ciclismo. Uno zio destinato ad invecchiare e a condividere le gioie e i dolori dei suoi nipoti.
Le strade perdute non sono perdute per sempre: rivivono dentro di noi seguendo rivoli misteriosi e risgorgando fuori come sorgenti e cascate di natura misteriosa.
BICITV è anche questo, penso. Una sorgiva nata da desideri antichi. Una scheggia fatata di un sogno perduto. Che i sogni perduti non sono perduti del tutto.
A volte pensiamo di essere quello che non siamo. A volte siamo quello che non pensiamo di essere. Penso di essere una sorta di zio del ciclismo. E quasi sicuramente non lo sono.

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