#210 | Cosa c’entrano gli Avengers con Marta Cavalli? (1/2)

Cosa c’entrano gli Avengers con Marta Cavalli? Probabilmente niente, ma vallo a spiegare al mio cervello che invece pensa che le due cose siano correlate.
Mi spiego. Un giorno a settimana – solitamente il giovedì, ma stavolta, visto che è il 25 aprile, ho anticipato a mercoledì – ho bisogno di staccare dall’approccio quotidiano al lavoro e di allenare il mio “pensiero laterale” (cioè quella capacità di osservare e di risolvere i problemi approcciandoli da punti di vista non usuali) per affrontare le sfide che ogni giorno pone la gestione di BICITV.
E in questo momento la lista dei problemi per BICITV – happy problems, problemi “felici” – è davvero molto lunga, perché c’è da pensare al 2020 intanto che il presente ti presenta un turbinio di lavoro di scrittura di preventivi, di presentazioni, di copywriting mixato alla gestione di clienti, al lavoro puro editoriale, alla gestione del team BICITV, al lavoro dei social, di rapporto con le banche e commercialista e un lavoro di approfondimento del tema copyright mica da ridere.
Insomma “Too much” – troppo, avrebbe detto una mia amica brasiliana, e lo penso anche io e allora ecco il motivo per cui un giorno a settimana bisogna alzarsi dalla sedia e muoversi per vedere facce, volti, cose che non c’entrano con il ciclismo.
E trattandosi il mio di un mestiere di comunicazione, ecco che tutto ciò che concorre alla “creazione di una cultura popolare” – e in particolare della cultura giovanile – è attinente al mio lavoro, come – che ne so – spararsi tutti gli album rap/trap, seguire Fedez e Ferragni sui social e – appunto – spararsi “Avengers Endgame” in una multisala gremita all’inverosimile dove sei di gran lunga il più vecchio o quantomeno il quasi coetaneo di una miriade di mamme e papà con secchielli di pop corn giganti, smartphone in mano e recensione pronta in bocca del film che stanno per vedere (bisognerebbe scrivere un pamphlet o un saggio alla David Foster Wallace su quanto accade e si dice nei 6 minuti di pausa durante la visione del film in una multisala).
Ebbene, ieri sera avevo la mia solita spina nel cuore, il mio cruccio dei crucci, la mia cicatrice che fa male “quando cambia il tempo”, ovvero continuavo a chiedermi – con meno intensità, con meno sofferenza – perché non sono stato capace in tutti questi anni di raccontare come si deve il valore oggettivo di Marta Cavalli che inspiegabilmente veniva considerata “una sorpresa” quando mesi fa vinse il tricolore e, ancora più inspiegabilmente, persino gli addetti ai lavori si sono prodigati a darmi “una pacca sulla spalla” spiegandomi che sì, dopotutto “lei era davvero una sorpresa”. Sì, vabbè, sorpresa.
Questa inanella risultati su risultati e io di volta in volta (attenzione SPOILER a go a go sugli Avengers da qui in poi) mi sento come un Captain America preso sonoramente a legnate da Thanos nel finale del film con tanto di scudo al vibranio spaccato come un uovo di cioccolato pasquale quando questa inanella – in ordine cronologico in questo 2019 – un 11°posto a Cittiglio, un recupero di 100 posizioni nella volata finale della Gand-Wevelgem, un 11°posto al Giro delle Fiandre, un 2°posto alla Freccia del Brabante e ieri la conquista della maglia di miglior giovane UCI in una prova World Tour come la Freccia Vallone. Alla faccia. Questa non fa che ricordarmi, a cadenza regolare, il mio fallimento.
Sì, ieri sera ero decisamente frastornato al cinema e ho guardato “Avengers Endgame” senza mai staccare il cervello. E quando Steve Rogers prende a scazzottate sé stesso dopo essere tornato indietro nel tempo per andare a recuperare una delle sei gemme così da annullare l’uccisione del 50% dell’umanità da parte di Thanos (nota per chi non segue gli Avengers e considera tutto ciò una “boiata”: sì, anche io esprimo lo stesso giudizio) mi è venuto in mente il trattamento che avrei voluto riservare a me stesso. Ovvero sì, tornare nel passato a prendermi a scazzottate me stesso.
Certo, mi sentivo proprio come quel Thor panzuto, ubriacone e depresso con me stesso, ma poi ad un certo punto mi sono sentito come quel Tony Stark: vediamo di far meglio nel futuro (forse imbastisco una B-Talk con la stessa Marta, probabilmente).
Ad un certo punto il pensiero laterale ha cominciato a funzionare.
Pensavo al ciclismo. E poi pensavo alla tripla che ha messo a segno Lillard sulla sirena. Poi al palleggio del City di Guardiola in fase offensiva e alla bellezza del sinistro sul primo palo di un mio “pupillo” come Bernardo Silva – giocatore dall’incredibile mix di estetica e concretezza. Quindi al testa a testa di Alaphilippe su Fuglsang alla Freccia Vallone. E a Fuglsang nei km conclusivi della Amstel Gold Race. Poi ho pensato a Federico Buffa. Poi a Netflix e alle serie tv. Poi al 25 aprile e a Matteo Salvini. Quindi a Caterina Giurato con quel post su Anna van der Breggen e Annemiek Van Vleuten. E poi ancora Marta.
Le gemme dell’infinito mi hanno riportato indietro nel tempo, alla prima volta in cui, ancor prima di BICITV, una Marta dodicenne era seduta al mio fianco mentre mangiavamo una pizza a Bottanuco e mentre guardavo una ragazza seduta al tavolo con il suo ragazzo – mezza italiana, mezza eritrea – che mai avrei pensato sarebbe diventata poi la mia ragazza. E che mi avrebbe cambiato completamente la vita.
I puntini si sono uniti. A questo punto Hercule Poirot radunerebbe tutti e spiegherebbe a tutti come è avvenuto l’omicidio. Ti metterebbe lì uno dopo l’altro i risultati delle sue celluline grigie.
Non so se farlo. Perché adesso mi sono venute idee precise per come sbrigare un bel po’ di lavoro arretrato per BICITV. Devo lavorare.
Ma questo post non finisce qui.
La prossima volta devo spiegare cosa c’entrano Marta (e tutti i corridori) con gli Avengers.
Ora il tempo del “pensiero laterale” è finito.
Questo post avrà un seguito.