#215 | Quando rientro da una corsa di ciclismo

Essere stato a Brugherio domenica mattina è stato un piacere. C’erano due gare per esordienti e – non c’è niente da fare – mi piace troppo immergermi nel “ciclismo di provincia”. Ho come l’impressione che per capire il ciclismo bisogna stare immersi lì. Occorre ascoltare i discorsi delle mamme, dei papà, degli allenatori, degli organizzatori, ascoltare come i ragazzi parlano tra loro, cosa vogliono, desiderano.
E mi piace incontrare persone nuove.
Nonostante non fossi mai stato a Brugherio, sono stato accolto con grande ospitalità dagli organizzatori. Mi sono sentito a mio agio. Mi sono sentito colmo di gratitudine.
Mi sono messo lì a fare le mie riprese video come se fossi un pescatore (sì, quando faccio i video ho sempre come la sensazione che occorra stare fermi e aspettare che qualcosa si materializzi davanti agli occhi), ho preso i miei appunti, ho conosciuto nuovi ragazzi.
E quando ci parlo a questi ragazzi, mi sembra sempre più di essere un vecchio zio, e più passa il tempo, più sento alta la responsabilità di lavorare in maniera corretta, con la delicatezza giusta, con sensibilità, con modi gentili e con la massima concentrazione nel andare a scorgere i fremiti, i guizzi degli sguardi, le intonazioni delle voci.
Tornare a casa, scrivere, editare, appuntare, sgrossare, raffinare, ordinare tutte le sensazioni che mi porto a casa ogni volta, è un qualcosa che non sempre mi riesce. Quando non mi riesce, non riesco a dormire. Non dormo quasi mai dopo una gara.
L’unica maniera per sfogarmi e lasciare andare tutte queste sensazioni è realizzare un lavoro di qualità, sentire di stare migliorando, alzare il mio livello, dimostrare con i fatti il rispetto profondo che provo verso tutti coloro che ho incontrato.
Solo il lavoro mi rende rispettabile. Nient’altro. Il peso della responsabilità nei confronti del mondo del ciclismo mi spinge a fare meglio ogni giorno. A volte riesce, a volte no. L’importante è rimanere presenti a sé stessi.

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