#224 | Tutta la nostra imperfezione

Accade soprattutto quando muore qualcuno. Che cominci a fare un po’ i conti con te stesso, che cominci a chiederti se ti stai preoccupando per le cose per cui vale la pena preoccuparsi, se si sono dette tutte le parole che si avrebbero voluto dire a qualcuno di caro, se se se.
Quasi sempre c’è qualcosa di sbagliato quando ci ragioni su un attimo, quasi sempre i momenti sono sbagliati, quasi sempre tutto è imperfetto.
Come se la perfezione esistesse. Come se davvero si può imparare l’arte di vivere il proprio tempo, vivere le cose giuste, decidere della propria vita.
Tutto ciò non esiste, ovviamente, se non nelle nostre teste.
Il pianeta Terra è una goccia solida di pasta azzurra che vola nello spazio buio.
Le cose che contano sono poche, pochissime. L’imperfezione è bellezza, e non la si ama mai davvero fino in fondo, ovviamente.
Che l’unica cosa che sembra perfetta è quell’unico confine che conta. L’atmosfera terrestre è l’unico confine che conta, tra noi e il niente cosmico.
Ma ci disperiamo per uno sguardo mancato, una parola non detta, una lacrima d’amore.
Amo l’imperfezione umana nel mezzo dell’insensatezza cosmica. Amo la stupidità dei nostri abbracci, il quieto nascere e morire dei nostri affanni, l’impossibilità di realizzare nelle nostre vite tutte le idee di perfezione che ci portiamo dentro.

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