#236 | La morte di Bjorg Lambrecht

Sono gli stessi corridori e i ciclisti a spiegarmi che su una bici ci si può fare male seriamente o addirittura morire.
Eppure non riesco mai ad abituarmi. Ogni anno ci sono in media 3-4 momenti come questo e ogni volta reagisco allo stesso modo. Con fitte di dolore. Con sentimenti di condoglianza per il defunto e i cari.
E con un senso di colpa.
Davvero sto scegliendo i modi corretti di raccontare una tragedia come questa? Con quale tono, con quale stile? Quale è la misura giusta affinchè non sembri che io ne ‘approfitti’ di una brutta notizia per avere più visite? Con quale spirito va raccontato, in generale, il ciclismo? Il fattore ‘Morte’ va messo tra parentesi o va raccontato? E se sì, quanto va raccontato?
E porsi tutte queste domande è da idioti vista l’immensità della tragedia? E così via, in un eterno loop.
Il fatto è che mi sento sempre fuori posto, ‘sbagliato’ e colpevole, e alle domande non so rispondermi.

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