#239 | La morte di Felice Gimondi

L’unica volta che ho incontrato Felice Gimondi è stato ad una piovosissima gara femminile nel mio piccolo paesino, Bottanuco.
Avevo addosso quella sensazione indescrivibile di quando ti capita di avvicinare un’autentica leggenda: un misto di stupore e incapacità di realizzare che quel campione fosse proprio lì, nel mio piccolo paesino.
E come ogni grande leggenda mi colpì subito una cosa: la semplicità coniugata con grande umanità e schiettezza.
Parlava con i fatti, ha raccontato alla stampa Gianni Bugno – l’unico mio ‘idolo ciclistico’.
La famosa frase di Felice Gimondi “Le vittorie si pesano, non si contano” dovrebbe essere scolpita a fuoco in quest’epoca tutta apparenza e chiacchiera.
Ho appreso questa notizia ieri sera mentre stavo realizzando un video per gli amici della Progetto Ciclismo Rodengo Saiano. A darmela è stato un Fabrizio Bontempi visibilmente colpito.
Mentre lavoravo e guardavo quei bambini allenarsi, ho capito immediatamente il mio destino e quello di BICITV.
Quello di essere un ponte generazionale.
Non credo che i giovani corridori abbiano piena coscienza di chi sia stato Felice Gimondi; probabilmente non l’ho neanche io questa coscienza.
Siamo un popolo che non ha memoria, diceva Indro Montanelli, un popolo di “contemporanei”, riprendendo le parole di Ugo Ojetti.
In questo mondo di apparenza e di chiacchiera ho una voglia immensa di parlare con i fatti e dare il mio contributo al mondo del ciclismo. Creare qualcosa
che aiuti a non perdere gli insegnamenti del passato.
Perchè il ciclismo è una delle cose per cui ci amano nel mondo. Sono italiano. E sono bergamasco. E quella tempra indomabile, quella volontà di non mollare mai e quella sagacia del parlare, del ragionare, del calcolare dell’uomo di Sedrina, è per me di grande ispirazione. E in qualcosa spero di somigliarci. Grazie di tutto, Felice.

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