#246 | The Ritual Irish Pub

Credo nei luoghi magici. Luoghi che ti parlano e che, in qualche modo, ti fanno sentire meglio.
Non so esattamente perchè, ma c’è un locale a Bergamo che puntualmente mi fa questo effetto.
Sì, sembro pazzo e probabilmente al Ritual Irish Pub mi prendono per pazzo.
Ci vado quasi sempre in completa solitudine e, una volta lì, incomincio a leggere e a scrivere come se fossi in una biblioteca.
Possibile che mi riesca a concentrare solo lì mentre intorno tutti si bevono qualcosa e si divertono? Magia.
In questo pub ho chiesto a Giorgio Torre se potevo lavorare con lui e portare qualche idea. In questo pub ho detto ad una ragazza che non volevo più continuare a frequentarla (era
la mia prima volta che “scaricavo” qualcuno). In questo pub ci lavorava una ragazza con la quale ci scambiavamo sguardi decisamente infuocati senza parlarci. Non è più capitata una cosa così. Olivia, così mi pareva si chiamasse.
Mesi dopo tornai lì con la mia ragazza di allora e questa ragazza mi chiese: “Ma tu la conosci 14quella?”. “Di vista”. “Qui non ci torniamo più”. “Come vuoi”. E andò davvero così. Non doveva esserle piaciuto il modo in cui mi guardava.
Rimisi piede al Ritual solo quattro anni fa. Stavo vivendo uno dei periodi più tremendi della mia vita. Mollato malamente da una donna, saltato il mio trasferimento a Auckland, New Zealand e qualche problema di salute serio.
Se ripenso a quei momenti, non so come diavolo ho fatto a preparare in quei giorni i miei primi BICITV Awards. Passavo quasi sera al Ritual e ogni sera scrivevo un pezzetto di scaletta della serata con la sequenza Franziskaner media, Montenegro con ghiaccio e bionda piccola. Giorni da incubo.
Da allora ho incominciato a passare di qui ogni settimana. Una o due volte a settimana. Quasi sempre al lunedì.
Qui è diventata la base di BICITV. Giorgio e Roberto a farmi compagnia. Serate che diventavano notti. A progettare. A immaginare.
E decine e decine di serate in solitudine. A dare sfogo alla mia voglia di scrittura. Ad origliare i discorsi della gente intorno. Coppie di ogni etá. Persone di ogni nazione. I sogni degli adolescenti. Le vite vissute dei separati. I primi appuntamenti delle persone che si conoscono su Tinder. Tutto materiale buono per la costruzione dei miei personaggi.
Il Ritual è sempre stato un posto dove la gente si rilassa e si lascia andare a confidenze. Confidenze… sono la tessitura dorata dell’umanità.
È qui che ho incominciato a maturare l’idea che una persona non è quel che dice, non è quel che appare, non è quel che fa, ma è quel che desidera. Che desidera per sé e per le persone intorno a sé. È qui che ho letto Maya Angelou. E Wislawa. E Raymond Carver. E Murakami. E Susan Sontag. E Aldo Nove. E Pessoa. E quel blog, Brain Pickings che adoro. E poi ho tritato libri di self help, dai Tony Robbins in giù. E le biografie di Cohen. E di David Lynch. E di Stanley.
Ma più di tutto, qui si scrive. Qui il mio tasso di creatività è sempre stato massimo. Da qui l’idea di due progetti letterari che sto portando avanti in gran segreto – un romanzo e una raccolta di poesie chiamata 7 Verses intrecciati l’uno con l’altro in una sorta di kamasutra artistico.
Kamasutra artistico? Ma che sto scrivendo?
Stasera la creatività fa cilecca.
Forse il Ritual mi sta dicendo che devo andarmene? Maybe.
È che sono affascinato dalle strutture tonde. Dai mandala. Dai viaggi che si ripiegano su sé stessi. Una visione orientale del mondo.
Al diavolo.
Alzo gli occhi.
C’è la canzone di Lewis Capaldi, Someone you loved. Il video mi commuove sempre. Chi ho amato? Boh.
E gli ultimi quattro anni dove sono stato? Boh.
Da qualche parte.
Qui.
A progettare e a costruire nei silenzi e nelle serate buie come uno zombie.
Mi sembra di essere un dopplanger di me stesso. Il Dougie Jones di Twin Peaks. Where are you, Coop? Where is the poet and the lover?
I miei taccuini traboccano di appunti, di sogni interrotti, di progetti realizzati, di appuntamenti e di poesie d’amore che diventano ridicole ad appena un mese dalla loro scrittura.
Le abitudini sono dure da sradicare. Quando ti rendi conto che ciò che conta è saper adattarsi e cambiare ed evolversi, è il punto in cui i tuoi pensieri più profondi si cristallizzano. Statici e minerali, se li illumini in modo diverso sembrano differire e cambiare colore. Ma non è così. Le identità sono nebulose, le vite Vie Lattee arrotate su sè stesse pronte a sbocciare di nuove finite eternità.
To-Do List, forza. Programma la giornata di domani. Che prima o poi dovrai inaugurarla per davvero la nuova BICITV. Forza. Ripetizione crea verità. Forza. Ripetiti qualcosa, qualcosa che abbia valore. Forza, ripetiti, ripetiti qualcosa. Qualcosa che trabocchi d’amore. Perché senza amore la Terra è una tomba. Sono gli esseri umani a dare senso a luoghi che non hanno senso. Come quella particolare strada. Come quella particolare casa. Come quella luna e quella stella su un cielo di stoffa disteso come una bandiera.
Come quella seconda casa che è il mio amato Ritual Irish Pub.

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