#247 | A proposito di cultura

Sarà che sono timido, sarà perché provengo da una famiglia di gente semplice e senza un’istruzione superiore, ma faccio fatica a non arrabbiarmi quando qualcuno “fa le pulci” sull’italiano di un’altra persona, correggendone eventuali errori ortografici, di sintassi o quant’altro. E poi magari quel qualcuno ride pure. Ma di che cosa? Della propria “maggior cultura”?
Ma che cos’è cultura? Cos’è l’intelligenza? L’avere letto dieci libri in più? L’aver letto 10.000 libri in più? Parlare in un italiano corretto?
Cultura è un modo d’essere, di grande rispetto verso chi conosce più di noi e di grande umiltà nel dire “Non lo so” e di tanta fame di apprendere, perché senza conoscenza non si giunge all’amore e senza amore non si giunge ad una convivenza civile e senza violenza tra le persone.
Di certo non è puntualizzare per gli errori (piccoli) altrui; semmai è avere la pazienza di usare la propria, di intelligenza, nel comprendere ugualmente ciò che l’altra persona intende dire: allora sì che la cultura serve a qualcosa.
A capire, tutti.
Perché da tutti – ma proprio da tutti tutti – c’è sempre da imparare qualcosa cui fare tesoro.
Da tutti, e non solo sui manualetti delle scuole superiori e delle Università che, per quanto validi, non hanno la vita dentro e sono così vecchi, così superati…
Perché studiando, studiando e studiando, si intuisce abbastanza presto la realtà più ovvia.
Che sei talmente piccolo e limitato nelle tue conoscenze che non ti permetteresti mai di puntualizzare niente e a nessuno qualcosa.
Piuttosto ti arriva forte il desiderio di essere corretto da qualcuno più in gamba di te, non quello di correggere.

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