#257 | Coronavirus: 4 motivi per cui non faccio dirette

Tutti fanno dirette, adesso. Tutti in Live.
E tu Valerio, perchè no?
Le hai sempre fatte, abiti in provincia di Bergamo, organizzi i BICITV Awards a Nembro: chi meglio di te potrebbe raccontare la situazione che stiamo vivendo?
Qualcuno mi ha scritto in privato. Ecco la mia risposta pubblica.
 
Non faccio dirette per quattro motivi.
 
Il primo.
Sto male. Che sia coronavirus o no ho una febbriciattola che non mi abbandona da giorni e che mi procura dolori muscolari fortissimi che non mi lasciano dormire. Non mi piace mostrarmi così.
 
Il secondo.
Ho visto le dirette che girano in questo periodo.
Sono furibondo.
Ma chi le fa si rende conto di cosa
sta accadendo?
Qui a Bergamo si ha la sensazione che i morti siano di più di quanto dicano i numeri ufficiali. Ieri ci è stato negato il permesso di costruire un ospedale da campo. I forni crematori non reggono il passo. L’esercito trasporta le salme fuori dalla città.
Quanta voglia abbiamo di vedere chi fa il ‘cazzone’ in Live come se fossimo a un villaggio vacanze?
Ieri ho acceso il cellulare dopo giorni e sono disgustato persino dai colleghi che parlano di ciclismo e da alcuni corridori che si dimostrano per quello che sono.
 
Il terzo.
Non sono in grado di fare dirette per mia mancanza di capacità.
Sia chiaro. Nei momenti difficili serve leggerezza. Serve ironia. Serve distogliere il pensiero di chi sta soffrendo dalla situazione drammatica.
Io non sono capace. Non sono capace di trovare nè i toni, nè i temi per farlo. E piuttosto di rischiare di essere superficiale, me ne sto zitto nel mio angolino.
Se qualcuno fosse capace, lo faccia. Deve farlo. Servirebbe.
Io non ne sono capace. Non ho nè lo spessore intellettuale, nè lo spirito, nè saprei come prepararmi.
 
Il quarto.
Io non cavalcherò mai una situazione triste per avere visibilità. Mai. So che è completamente sbagliato dal punto di vista della comunicazione, ma io non ho il carattere per farlo.
Io non sfrutterò mai il dolore e la paura della gente per avere più clic.
 
Questo coronavirus ha messo in ginocchio l’Italia, ha intaccato le fibre
dei nostri corpi sofferenti, ma – peggio – non si riesce a prevedere minimamente come si evolveranno le cose.
 
Stare a casa è il minimo.
Ma di certo, non basta.
E men che meno serve fare lo scemo in Live.

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