#26 – Le donne più grandi (le lacrime di Venere)

Da sempre attiro donne molto più grandi di me e delle quali, quasi sempre, in prima battuta non ho una grande opinione.
Ma le mie prime impressioni sono quasi sempre tutte sbagliate.
Prendi Venus Williams, ad esempio. Dapprima non la sopportavo, con tutte quelle perline ai capelli. Poi la ammiravo puerilmente per quelle lunghe gambe nere e la tifavo segretamente (mica potevo contraddire me stesso, tifoso com’ero qualche anno prima della Hingis, no?).
Passa il tempo.
L’altro giorno l’ho vista piangere in conferenza stampa.
Pare abbia investito un anziano signore causandone la morte.
L’avrei voluta abbracciare, a vedere quegli occhi bruni luccicare di lacrima.
L’avrei voluta stringere a me, che adesso il mio essere non è più così puerile. E mi ero messo pure a a scrivere un post dedicato a lei, ma poi in questa settimana mi è capitato di tutto e non l’ho più scritto quel post.
Un post che raccontasse quanto mi piacciano le donne più grandi di me quando si scoprono così fragili. E quanto mi piace amarle, in quel momento. Abbracciarle, farle sentire con il mio corpo che io sono lì, che le parole non servono.
Ecco, stavo scrivendo cose di questo genere, ma non ne ho avuto il tempo.
E nel frattempo Venus è arrivata in finale a Wimbledon. Nonostante l’età. Nonostante quel trauma. E sembra che sia successo tutto questo proprio per
dirmelo a chiare lettere.
Che con o senza abbracci, le donne si rialzano sempre.
E mi piaceva fissare questo pensiero adesso, appena prima di dormire, che tanto poi loro sono talmente più veloci che questo post non varrà nulla.
Loro sono sempre un passo avanti.

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