#263 | Alcune considerazioni dopo un’ora di diretta con Renato di Rocco

Il momento storico dell’Italia è delicato e complesso. Ognuno è chiamato a fare la propria parte.
Per questo da qualche settimana a questa parte la prima domanda che ci poniamo nelle riunioni BICITV è: “Come possiamo essere utili in questa fase?”.

La difficoltà di questo periodo è che le situazioni evolvono ogni 2-3 giorni. Chi opera nel mio settore – quello della comunicazione – deve avere una capacità nel reinventarsi e nell’adattarsi in base al contesto. Una capacità che mai era stata così sollecitata negli scorsi anni. Bisogna volare. Essere reattivi, tempestivi. Non temere di sbagliare strada. Saremo all’altezza della situazione?

Questa è una sfida enorme.

In questa fase crediamo che la cosa più importante sia fare ‘comunicazione di servizio’. Essere una sorta di ‘servizio pubblico del ciclismo italiano’, una piattaforma in cui si raccolgano idee per il futuro, spunti e – perché no? – discussioni interessanti su come fare progredire il nostro sport.

Parlare con il presidente della FCI Renato di Rocco era un passaggio obbligato.
Quella di ieri è stato puro ‘servizio pubblico’. Comunicazione istituzionale allo stato puro.
Abbiamo raccolto le domande della nostra community e le abbiamo girate al presidente.
Stop.

Nessun nostro commento. Nessuna nostra opinione. Niente polemiche. Un passo indietro a tutti.
Un passo indietro rispetto alla nostra community, un passo indietro a Renato di Rocco stesso.
Un passo indietro per dare la voce ad altri.

Questo è il nostro spirito di queste settimane. Stare un passo indietro. Connettere. Dare spazio. Raccogliere i volti e le parole di chi vuole sedersi ad un tavolo a ragionare.

Si sa. Sono le polemiche e le cattiverie a far fare i numeri. Iniettare paura. Creare tensioni. Lamentarsi. Questa sarebbe la strategia apparentemente migliore per BICITV. E peraltro, sarebbe semplicissimo farlo.

Ma – appunto – è una strategia apparentemente migliore.
Apparentemente migliore In tutti i sensi (ed anche e soprattutto commercialmente): in questa fase i numeri non pagano.
Paga invece avere un’idea. Una filosofia. Un’identità.
Perché questo è un dopoguerra.

Su questo tracciato ci muoveremo nelle prossime settimane e sempre terremo un orecchio teso alla nostra community, cercando di fare il nostro meglio.

L’Italia del dopoguerra trovò entusiasmo e conforto alle sfide di Coppi e Bartali. L’Italia del dopoguerra si mise in bici.

L’Italia del ‘dopo-coronavirus’ potrebbe essere un’Italia che per davvero riscopre l’uso della bici. Che renda moderne le nostre città riempendole di piste ciclabili. Un’Italia che ha bisogno di riscoprirsi nella sua bellezza.

E sarà così.

Invece di stare a polemizzare o a seminare pessimismo, preferisco un po’ di retorica e demagogia. Perché no. Perché no se non è una demagogia che porta alla violenza. Perché no. Perché no alla banalità quando serve a portare un clima sereno e di entusiasmo? Perché no.

Lo spirito critico – ultranecessario – è meglio lasciarlo in sedi private. Oggi serve creare il mood. Anche un mood ‘di plastica’, un po’ stucchevole, un po’ finto, un po’ retorico.

Ma ad un mood fatto di lassismo, di rinuncia, di senso di sconfitta, di lamentela, di critica, preferirò sempre – parlando di comunicazione pubblica – la banalità di un mood ragionevolmente ottimista.

Starà alla nostra bravura tramutare un ottimismo piatto e superficiale in un ottimismo concreto, fondato, con ragion d’essere. E per farlo, prima si aggiusta il mood e poi si ragiona.

Questa la nostra ricetta.

Fino a quando ci saranno nuovi sviluppi.

#ValerioVilla

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