#269 | Da quando è caduta Claudia

Da quando è caduta Claudia Cretti, nulla è stato più come prima.
Non riesco più a guardare al ciclismo allo stesso modo da tre anni.
La lista dei morti e dei menomati continua ad allungarsi.
Per quanto so che ‘fa parte del gioco’, per quanto so che il mio compito è fare qualcosa affinché non capiti più, per quanto so che, dopotutto, la vita è anche fatalità, controllare il mio stato d’animo non mi riesce più.
Basta un incidente qualsiasi di chiunque sulla bici e mi passa la voglia di fare il mio lavoro.
Ora quando mi sento così, mi concedo un piccolo periodo di stop.
Mi assento dalle Live. Non li voglio più controllare i miei stati d’animo. Lascio sfogare la mia profonda tristezza.
Mettersi dei blocchi è peggio. Penso alla mia tristezza come se fosse la nuvola nera di un temporale. Come è arrivata se ne andrà.
Penso con nostalgia a quando non ero così, a quando non ci pensavo. Non dovrei farlo, ma accade.
Stamattina c’è vento, le nuvole si diraderanno.
Ci sarà un giorno in cui andare in bici sarà davvero sicuro?
Devo fare la mia parte. Non è responsabilità di ‘altri’. Non delle federazioni, non delle amministrazioni comunali, ma mia. Bisognerebbe pensare sempre così, credo. O forse no. Sentirsi sempre responsabili in prima persona, non addossare ad altri questa responsabilità.
Responsabile, non colpevole.
Ah, la colpevolezza. Quanto mi piacerebbe pensare che in questi casi ci siano le colpe. Il giusto e lo sbagliato. Chi deve pagare alle proprie irresponsabilità.
Le giustizie sono umane, tanto quanto gli stati d’animo.
Esistono punti in cui non ti interessa più nulla del giusto e dello sbagliato. Punti in cui il dolore ha colpito forte.
Beato chi sa arrabbiarsi.
Mi piacerebbe arrabbiarmi.
Trovare i colpevoli.
Ma anche se esistessero, cosa cambia? Cosa? Il dolore non muta. Nulla può restituire chi non c’è più. Nulla.
Mi hanno sempre affascinato i temi della giustizia.
Di cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Mi hanno affascinato i filosofi e le religioni che da secoli tentano di darsi regole mediando ragione e stato d’animo, definendo che cosa sia la legge, che cosa sia la giustizia.
Fuori dalla finestra c’è vento.
La centrifuga di una lavatrice si ode in lontananza.
Quest’anno il coronavirus ci ha giocato un brutto scherzo. Tutti hanno voglia di parlare. Tutti hanno voglia di commentare. Tutti hanno voglia di scrivere opinioni.
Questa è una cosa buona.
Somiglia alla vita, a patto che non degeneri.
Mi piace l’idea che si possa battibeccare anche se la cosa mi dà un fastidio fisico. Fisico, non intellettuale. Non voluto. Giusto battibeccare: è vita. Giusto lamentarsi: è vita.
Gli uccelli cinguettano.
Ho quintali di lavoro nelle prossime ore della giornata.
Siamo io e il mio computer.
Il vento ha rallentato la sua corsa.
Lo seguo in scia anche io.