#27 – Quello che non dicono di Roger Federer

Quello che non dicono di Roger Federer è che oggi è un giocatore più forte di 10 anni fa.
Certo, non si può comparare il profilo del Roger Federer Numero Uno del 2016 e che giocava per difendere il suo ranking con questo Roger Federer che si presenta a due soli Slam con alle spalle il classico torneo di Halle in preparazione.
Ma certo è che ci sono 3 dettagli tecnici che non si sottolineano quasi mai di questo Roger versione 2017.
Tre dettagli che hanno del miracoloso.
Eccoli qui.
1 – Roger tira il rovescio a una mano molto più forte di 10 anni fa e ha limitato così il suo lato debole.
Raonic ha provato a martellarlo sistematicamente da quella parte: si è beccato un sonoro 6-4 6-2 nei primi due set. Poi l’ha capita nel terzo, Milos, ma era troppo tardi.
Come abbia fatto Roger a migliorare? Non lo so. Ma sento che in questo il supporto di Ivan Ljubicic (che aveva esso stesso un rovescio a una mano molto solido ad punto da farlo diventare N.4 al mondo) sia stato importante.
2 – Roger ha migliorato il gioco di volo. Non che fosse incapace, sia chiaro, ma Roger non era esattamente un giocatore di volo. In particolare, aveva qualche problemino sulle demi volee interlocutorie, quelle che vanno piazzate vicino alla linea di fondo per evitare il passante e per preparare la volee conclusiva. Certo, Raonic e Berdych non sono i migliori passatori al mondo (non paragonabili a Rafa, Nole e Andy, ovvio), ma che la qualità sotto rete di Roger sia aumentata è lampante. Che ci sia lo zampino di Stefan Edberg?
3 – Roger ha migliorato il suo rendimento al servizio nei momenti difficili della gara. Anche questa era una caratteristica che Roger già aveva, sia chiaro. Mai visto il “braccino” a Roger. Però in passato, avevo visto molti giocatori più efficaci di lui quando dovevano fronteggiare palle break. Tra i giocatori del presente Nadal è sicuramente il numero uno da questo punto di vista, e nel passato nessuno è stato meglio di Pete Sampras.
Ecco, l’ultimo Roger mi ha ricordato l’ultimo Pete al servizio. Aces solo quando servono. Ovvero, nei primi due punti del game (i più importanti) e sulle palle break.
Contro Berdych (peraltro in forma strepitosa) ieri si è trovato sotto 15-40 nel terzo set. E Roger che ha fatto? Tre aces e un servizio vincente. Ovvero, due palle break cancellate e gioco vinto agevolmente. E poi nel gioco successivo ha strappato il servizio al malcapitato Thomas e ha messo in ghiaccio la partita. Ha giocato con il cinismo di un killer.
Ebbene sì, credo che questo Roger Federer sia tecnicamente più forte del Roger Federer di 10 anni fa, quando sconfiggeva per la seconda volta consecutiva Rafa Nadal (prima di perdere poi nell’anno successivo e rinascere nel 2009 contro Roddick).
Questa cosa che un tennista classe 1981 riesca a migliorarsi e a vincere ha del miracoloso.
Ma racchiude in sé una grande verità, una lezione alla portata di tutti.
Che puoi migliorare sempre, anche se sei Roger Federer.
E che forse amiamo Federer perché – come ho sentito dire dall’iperbolico Marco Bucciantini ieri a “Calciomercato – L’Originale” di Alessandro Bonan – parlare di Federer ha a che fare con il parlare con la perfezione di un classicismo che resiste allo scorrere inesorabile del tempo.
Perché Federer ha a che fare con l’eternità e forse, lo tifiamo anche per questo.

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Site Footer