#296 | Il ciclismo senza le foto e i video

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Tanti, pochi… non importa.
Anche noi nel nostro piccolo dobbiamo uscire dalla dittatura della quantità.
Quello che importa è che un certo numero di persone è rimasto colpito come me dalle lacrime di gioia di Vittoria Guazzini per il successo di una compagna di squadra.
Stamattina mi viene da pensare ad un banalità: ma se la fotografa Twila Muzzi (alla quale, peraltro, sono molto affezionato e guai chi me la tocca) non avesse scattato quella foto di Vittoria, si sarebbe potuto capire quel che si è capito, scritto quel che si è scritto, interpretato quel che si è interpretato, condiviso quel che si è condiviso?
La risposta è No.
Senza foto, senza video, il ciclismo è invisibile.
Senza foto, senza video, non si può fare crescere nulla.
Senza foto, senza video, non si possono capire le cose.
Eppure al giorno d’oggi ci sono organizzatori che non fanno video delle proprie gare, squadre che non fanno servizi fotografici ai propri atleti, aziende che non documentano il proprio lavoro con foto o video.
Questa non è una critica: è una descrizione dello stato delle cose.
Se l’obiettivo è l’invisibilità, è giusto non fare video.
Se l’obiettivo è non migliorare le cose, è giusto non fare foto.
Sì, sto tirando acqua al mio mulino. Vero, verissimo.
Sì, le foto e i video possono costare molto. Vero, verissimo.
Ma questo è il nostro mondo, piaccia o non piaccia.
Fosse per me, vivrei in un eremo, isolato e sperduto.
Ma non è questo il nostro mondo, piaccia o non piaccia.
Le regole del gioco sono queste.
La maggior parte delle cose che riteniamo avere un valore sono cose che abbiamo ‘visto’, non ‘provato’.
Quando guardo BICITV, ci rimango male.
Male perché dobbiamo fare molto, molto, ma molto di più.
Più foto, più video.
Buon lavoro a me.

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