305 | Figlie di un ciclismo minore

Non amo il ciclismo femminile in sé. Amo il concetto che le donne siano pari agli uomini.
E che poi certi concetti li provi a tradurre in azioni.

Nel ciclismo ci sono capitato. La mia passione è per certe idee. Per alcuni ideali. Non per il ciclismo in sé.

Amo il ciclismo nella misura in cui può farmi esprimere ideali. Viverli. Lo amo nella misura in cui diventa un mezzo per compiere battaglie. Più o meno immaginarie. Più o meno donchisciottesche (evvai di giganti e di mulini a vento).

I passi avanti nel ciclismo femminile sono stati fatti.

Ma c’è un Però.

C’entra la semantica.

Noi chiamiamo il ciclismo maschile, “Ciclismo”.
E chiamiamo il ciclismo femminile, “Ciclismo femminile”.

Mettili accanto questi due nomi.
“Ciclismo”.
E poi… “Ciclismo femminile”.

La vedi la gerarchia?
Una gerarchia che nasce nella mente.
Sembra che il ciclismo femminile sia un sottoinsieme del ciclismo maschile. Una branca. Una disciplina specifica.

Propongo due azioni per correggere questa storpiatura.

Azione 1.
Non chiamare il ciclismo femminile, “ciclismo femminile”. Non lo si chiama proprio. Si nominano le atlete, le squadre, e basta. E se proprio dobbiamo chiamarlo, chiamiamolo “ciclismo”.

Azione 2.
Introduciamo l’aggettivo ‘Maschile’ ad ogni nome di gara maschile.
Tour de France diventa SEMPRE “Tour de France Maschile”.
Liegi – Bastogne – Liegi diventa “Liegi – Bastogne – Liegi Maschile”.
Milano – Sanremo diventa “Milano – Sanremo Maschile”.
Anche se non c’è la gara femminile.
Sempre.
Sempre dire la parola ‘Maschile’. Sempre.

Solo così possiamo liberarci dall’idea biblica che il ciclismo femminile sia una costola del ciclismo. Tracciamo un confine. Spacchiamo mele platoniane.

La storia di Adamo ed Eva è passata di moda.

Le prime battaglie sono le battaglie che si combattono nelle nostre menti.
Laddove diamo il nome alle cose.
Perché i pensieri diventano azioni.

E ci sono generazioni di uomini e di donne che ci auguriamo possano essere meglio di noi in futuro. E nel presente.

Che in tempi di inclusioni LGTB facciamo davvero ridere.

Le nostre atlete non possono essere più figlie di un ciclismo minore.