#46 – Freedom

La libertà non è fare quel che si vuole, ma scegliersi le proprie regole.
Qualcuno dice così. C’è del vero.
Sto ascoltando “Freedom” dalla colonna sonora di Django. 
Questa canzone mi dà energia.
Mi dà la forza di guardare oltre.
Di rompere le regole.
Ieri è stato un giorno irregolare.
L’ho concluso guidando mentre la radio cantava “It’s my life, it’s now or never”.
Mentre la strada scorreva, ripensavo alla giornata.
Alla freschezza di Manuel Oioli, ad esempio: quanto mi piace intervistare uomini e donne che hanno meno della metà dei miei anni.
Le loro parole profumano di futuro.
Così come profumavano di entusiasmo e di futuro gli occhi bruni di una ragazza che avrebbe voluto fare la giornalista, ma che oggettivamente non ne aveva avuto la possibilità.
Mi piacerebbe coinvolgerla in BICITV:
Non voglio gente capace. Voglio vivere con gente che ha fame.
Io la fame l’ho un po’ persa.
“Questa è la mia vita, è adesso o mai più”.
Già. “Quoth the Raven / Nevermore”, diceva Edgar.
Già. “Siamo tutti sovrani del nostro cranio”, diceva David Forster Wallace.
Il saggio ‘Questa è l’acqua’ è il mio orizzonte: più in là delle sbarre di questo brano non riesco ad andare.
La libertà non è fare quel che si vuole, ma scegliersi le proprie regole.
C’è qualcosa di vero.
Ma certe anime hanno una fame animale, sempre.
Vorrei sempre andare oltre. So di saperci andare.
Davide Tibaldi mi direbbe che questa, secondo Harari, sarebbe la storia che mi sto raccontando. Una storia che non combacia con la realtà.
Potrebbe essere. Anzi, è così.
Ecco perché si scrive.
Per creare un altro mondo parallelo, più vero di quello vero.
Per creare il mondo del Potrebbe Essere, dannatamente più vero del vero.
Libertà è saper scrivere come se la scrittura fosse una finestra aperta.
Che non devi fare vedere né tendaggi, né ante, né orpelli.
Non fine a sé stessa. Niente parole difficili.
Una lingua povera, accessibile a tutti.
Che ti fa vedere la luce e il buio dall’altra parte della finestra, e si di dimentica di esserlo.
Una finestra trasparente della prigione della propria mente.

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