#52 – Prendere esempio da Letizia

Ci sono donne che colpiscono.
Che basta guardarle negli occhi e che qualcosa scatta.
Senti qualcosa che ha a che fare con la forza e con la profondità. 
Quando l’ho vista la prima volta, è stato così per me.
Non la conoscevo, non ne avevo mai sentito parlare, ma bastarono quelle poche parole per farmela ricordare per sempre.
Ricordo come fosse ieri quel documentario dedicato a Letizia Battaglia, fotografa di Palermo che negli anni Ottanta fotografò le vittime della mafia per i quotidiani locali.
Di quel documentario mi colpì una sua frase che suonava pressapoco così.
“A me non mi interessa avere una famiglia, avere figli, andare in vacanza, andare a teatro, uscire la sera, fare una vita normale. Volevamo cambiare le cose, volevamo cambiare la nostra città. Ci ho provato, ci abbiamo provato, ma non ce l’abbiamo fatta. Ecco, vorrei raccontarlo ai nostri nipoti, questo. Che ci abbiamo provato. Ma abbiamo dentro l’amarezza di non avercela fatta”.
Mi colpì moltissimo.
Le sue parole amare e forti, il suo amore per Palermo paragonato all’amore per un figlio gravemente malato, la sua condanna ad un generale lassismo e ad una mancanza d’amore verso la propria città.
“Non so come e quando i cittadini di Palermo (e dell’Italia) incominciarono a lasciarsi corrompere invece di tentare di migliorare le cose” diceva approssimativamente.
Mi piaceva il modo con cui si sentiva quanto fosse una donna colta che conoscesse la sua arte – l’arte fotografica – e il posto che avrebbe dovuto spettare la cultura all’interno di una società, e nel contempo, vestiva questo suo sapere da modi di fare, di essere, di agire estremamente semplici.
E poi quegli occhi e quella cadenza della sua voce. Mi colpirono, e quella sensazione si riverbera anche adesso.
In un post precedente avevo parlato di quanto da ragazzo amassi le donne combattenti. Letizia è una di queste. Una donna da cui trarre ispirazione.
Mi capita spesso di guardare su Youtube filmati e interviste di Letizia Battaglia.
Poi mi sento puntualmente in colpa, perchè sento di aver speso energia a guardare quei filmati e di non aver speso quelle forze per le battaglie che si sentono giuste.
Tutte le mie battaglie immaginarie, tutte le storielle che mi racconto su me stesso, che seppur sia arrivato a questa età, poco si riflettono nei gesti quotidiani della mia vita.
Tutto quello che poi annido sotto i tappeti del mio scrivere quotidiano.

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