#61 – 24 pensieri dopo una Coppa d’Oro crudele e bellissima

Ormai è trascorsa una settimana e oggi il mio umore non è buono.
Troppe notizie di lutto e di persone care che stanno male.
Eppure mi piace pensare che ci sia qualcosa di divino nelle cose umane.
Che i nostri progetti vengano mandati in frantumi affinché si possa disegnare qualcosa di più bello e più grande.
Mi siedo a scrivere solitario dalla camera di un hotel.
Mi siedo a ripercorrere il weekend scorso, quello della Coppa d’Oro.

1) Maledetta pioggia. 
Domenica scorsa avevo l’umore plumbeo come il cielo di Borgo, quando i radar meteo davano pioggia, pioggia e ancora pioggia per la Coppa d’Oro.
Maledizione.
L’ho capito dopo. Che la pioggia è stata una fortuna.
Una fortuna perché ha lavato via tutto quello che non c’entrava con il ciclismo per la 50/a Coppa d’Oro.
Perché abbiamo visto ciclismo allo stato puro.
Niente cortei storici, niente presentazioni: solo ciclismo.

2) Il fascino della Coppa d’Oro.
Il fascino della Coppa d’Oro sta proprio in questo: nei rituali.
Nella sfilata storica. Nell’oceanica processione dei ciclisti raggruppati. Nei volontari che li accompagnano con le funi, come se fosse un Palio di Siena umano.
Il fascino sta in quei coriandoli dalle finestre che accolgono il passaggio della sfilata.
La Coppa d’Oro è una manifestazione completa. Ha fumo e arrosto. Ha ciclismo e contorno. Ha passato e futuro. Ha tradizione e innovazione. È una manifestazione sfacciatamente locale, trentina, ed è altrettanto sfacciatamente nazionale e addirittura internazionale, con le rappresentative inglesi e tedesche.
Ma la pioggia ha lavato tutto, ha acceso i riflettori sull’essenziale.
La pioggia ha scelto di scarnificare l’evento.
La pioggia – almeno per questa 50/a edizione – ha scelto il ciclismo duro e puro.

3) La bellezza primaria della Coppa d’Oro sta nel suo percorso.
Pronti, via.
La bellezza primaria della Coppa d’Oro sta nel suo percorso.
In questi anni ho visto edizioni decise sul Tenna, edizioni decise sul Roncegno, edizioni decise sul primo passaggio sul Telve, edizioni decise sul secondo passaggio sul Telve, edizioni decise in salita, edizioni decise in discesa.
Ho visto arrivi di gruppo, ho arrivi di pochi fuggitivi, ho visto arrivi solitari.

4) Non avevo mai visto uno come Giosuè.
Mi stavo preparando ad un arrivo solitario, quello di Giosuè Crescioli.
Non avevo mai visto una Coppa d’Oro dominata in quel modo. In un modo persino violento, cannibalesco, sfacciato. Giosuè stava facendo crollare le mura di Gerico, tanto epica era la sua azione.
Aveva vinto tutti i GPM. Aveva vinto tutti i traguardi volanti, compreso quello dedicato all’indimenticato Anthony Orsani. Aveva 30 secondi di vantaggio sugli altri prima dell’ultima salita, prima del Telve.

5) Davide contro Golia. 
L’irrazionalità del ciclismo ha a che fare con la potenza delle volontà dei ciclisti. Guerrieri che combattono su ogni centimetro, guerrieri che non si arrendono mai, nemmeno dovessero abbattere giganti con una fionda.
Quando Codemo ha agganciato Crescioli a 400 metri dall’arrivo, ho sgranato gli occhi e ho assistito incredulo al miracolo che stava per compiersi.
Non sapevo se tifare Codemo, il Davide che stava abbattendo Golia, non sapevo se odiare Codemo, perchè stava rovinando una delle più grandi imprese sportive che avessi mai visto, quella di Crescioli.

6) Golia contro Golia. Due colossi. 
Ha vinto Marco Codemo. Incredibile. L’ha preso ai 400 dall’arrivo e l’ha passato sull’arrivo. Mai visto niente del genere.
Quando sono scesi entrambi dalla bici, ho guardato i loro volti e i loro corpi.
Due colossi. Due fisici impressionanti. Due atleti che quel giorno erano andati oltre i propri limiti regalandomi la più bella corsa di ciclismo che avessi mai visto in vita mia. Ero stordito, semplicemente stordito.

7) Russo.
Ho sempre amato i perdenti. O meglio, chi viene sconfitto, ma che in realtà non è un perdente, ma un atleta o un uomo di valore. Ho sempre amato quelli forti, ma non troppo forti. Gli Ettore e non gli Achille. I Roberto Baggio, incapaci di vincere un Mondiale. I Federer prima di diventare Federer. I Ronaldo con il ginocchio rotto. I Morricone prima di vincere l’Oscar. I poeti di serie B, gli Edgar Allan Poe e i Raymond Carver, quando scrivevano versi e non short stories.
Mentre premiavano i vincitori, ho incrociato per un attimo lo sguardo del quinto classificato Luca Russo.
Ho visto la gioia per quel quinto posto.
Non so perchè, ma in quell’istante ho provato una sorta di simpatia per quel ragazzo campano felice per quel risultato.

8) Una torre di cristallo.
Avrei tanto voluto scriverlo io, quel pezzo.
L’articolo della vittoria di questa Coppa d’Oro, bella e crudele.
Ma non era il mio compito, quel giorno.
Ero lassù, impotente, sopra quel palco, a osservare quel che accadeva giù, guardando i miei compagni di BICITV fare quello che avrei voluto fare, chi i video, chi le foto, chi scrivere il pezzo.
Mi sentivo dentro ad una torre di cristallo trasparente dalla quale potevo vedere tutto e tutti, dalla quale avevo informazioni in anticipo, dalla quale potevo fare uscire la mia voce di tanto in tanto, ma pur sempre una teca dove tutto quello che sentivo e pensavo rimaneva compresso e stretto, un vulcano che non poteva esplodere.

9) Cabina di montaggio.
Sono stato arrogante con Davide Tibaldi. Doveva montarlo lui, il video. Intanto Giorgio Torre aveva scritto il pezzo. Intanto Fabiano Ghilardi aveva scattato le foto. Sono stato arrogante, perchè doveva montarlo in completa autonomia, quel video.
Aveva fatto le riprese, volevo lasciargli l’autorialità del montaggio.
Ma mentre lo vedevo lavorare, non ho resistito.
Mi sono seduto accanto e abbiamo lavorato insieme.
La fortuna vuole che ci siamo trovati d’accordo su tutto.
Se non fosse stato d’accordo, probabilmente mi sarei imposto.
Ma il fatto è che a BICITV condividiamo gli stessi valori.
Ed essere in disaccordo sullo spirito di quel video sarebbe stato impossibile.

10) Scarnificare la corsa.
Chi voleva vedere la corsa, l’aveva già vista grazie all’ottima diretta di Pianeta Ciclismo.
Cosa offrire alla community di BICITV?
Che tipo di video consegnare ai ragazzi che l’avrebbero rivisto?
Quale ricordo lasciare ai ragazzi vincitori?
Abbiamo lavorato sulle emozioni.
Perché dovevamo far rivivere i brividi di quella giornata.

11) Il paradosso: per mostrare la corsa bisognava togliere le immagini. 
Quando si fa l’amore, spesso si chiudono gli occhi. Si chiudono e poi si riaprono. E quel che passa attraverso i nostri corpi – il piacere, l’emozione, l’intensità – passa attraverso altri sensi rispetto a quello della vista.
L’abbiamo pensata così con quel video.
L’abbiamo pensata con un vedo – non vedo.
Abbiamo amplificato gli altri sensi rispetto a quello della vista.

12) Il video della 50/a Coppa d’Oro, spiegato.
Abbiamo voluto un inizio silenzioso, essenziale.
Scarno. Due loghi, quello del Veloce Club Borgo e quella Coppa d’Oro. Volutamente artigianale.
Poi abbiamo scelto una colonna sonora che riproponesse il battito del cuore.
Il primo senso che abbiamo scelto è stato quello del tatto.
Abbiamo filmato persone con i giubbetti. Lo speaker Moreno Martin con le mani in tasca. La firma degli atleti, in un’alternanza di riprese vicine e lontane.
Abbiamo scelto la pioggia, gli ombrelli, per cercare di far intuire l’atmosfera.
I ragazzi che cercano di scaldarsi strofinandosi le cosce.
I ragazzi che comunque abbozzano un sorriso nonostante il clima infausto.
Poi siamo passati sui padroni di casa, i ragazzi del Veloce Club Borgo e lentamente abbiamo acceso l’attenzione sulla grandiosità dell’evento.
Con il cambio sequenza dall’atleta del Borgo, alla panoramica sui concorrenti per poi finire su Stefano Casagranda che parla con la polizia locale, abbiamo cercato di dire una cosa.
Abbiamo cercato di dire Chi ha organizzato il tutto, quanto fosse difficile gestire un evento con così tanti atleti in una giornata di pioggia e quanta attenzione c’è nel farlo mostrando le premure dell’organizzazione nella sicurezza.
Poi ci siamo spostati sulla linea di partenza per ricollegarsi a ciò che è la Coppa d’Oro.
La manifestazione con tutti i migliori allievi d’Italia, mostrando le maglie tricolori allineate.
E poi dopo aver mostrato il freddo usando il senso del tatto, abbiamo scelto il senso principe di questo video: l’udito.

13) La voce di Moreno Martin. 
Non c’è speaker in Italia come Moreno Martin nel saper trasmettere le emozioni. Forse non è il miglior speaker in assoluto, ma secondo me – e i ragazzi lo sanno molto bene – è il migliore a farti vibrare. Emozionare. Farti vivere un momento unico.
Così nel video BICITV abbiamo lasciato gli audio originali del passaggio al traguardo volante e all’arrivo.
Senza quella sua voce la gara non sarebbe stata la stessa.

14) Incredibile. 
La parola Incredibile è la parola chiave della seconda metà del video.
Da non credere, un finale da non credere.
Abbiamo poi tagliato la mia voce sull’intervista proprio per iniziare la sequenza delle interviste con la frase di Marco Codemo “Emozione incredibile”.

15) Ugo. 
La visione circolare del mondo mi ha sempre affascinato.
Mi piacciono i ritorni. Mi piacciono le somiglianze. Mi piacciono le simmetrie non del tutto perfette.
Concludere il video con le parole di Ugo Segnana era inevitabile.
Si era incominciato il video con i loghi della Coppa d’Oro, bisognava concludere con le parole del presidente del comitato organizzatore.
Ugo è una di quelle parole che starei ad ascoltare per ore quando parla di ciclismo.
Di quelle cui devi star lì a prendere appunti per imparare.
In una decina d’anni Ugo Segnana ha rivoltato la Coppa d’Oro, l’ha reinventata e l’ha proiettata nel futuro.
Ogni gara è per me una lezione, un mondo dal quale capire qualcosa per creare una BICITV migliore. Figuriamoci quante lezioni si imparano alla Coppa d’Oro.

16) Le lezioni che ho imparato dalla Coppa d’Oro. 
Mai come quest’anno sento di avere imparato molte cose dal weekend della Coppa d’Oro. Ho impiegato una settimana a metabolizzare pensieri, emozioni e – appunto – emozioni.
La prima lezione è che non esiste un grande lavoro se non esiste una grande squadra affiatata.
A Borgo Valsugana sembra di essere di fronte ad un’orchestra. Volontari che si muovono all’unisono in ogni angolo del paese. E lo fanno silenziosamente. Credo che le migliori squadre parlano poco, lavorano tanto e hanno ruoli ben precisi.
La seconda lezione che per pensare al futuro bisogna conoscere il proprio passato.
Non per riproporlo, ma per trarne ispirazione.
La terza lezione è che non si arriva mai.
Ogni anno si riparte da zero e si costruisce un pezzo.
Non esistono le rivoluzioni, ma i progressivi miglioramenti.

17) Il senso dei luoghi lo dà l’amore delle persone.
I luoghi non hanno senso.
Cioè, un mucchio di case messe lì sotto la vallata, che cosa sono?
Non sono nulla.
Ma le gesta degli uomini caricano di senso pietre, muri, rocce e case.
Borgo Valsugana non sarebbe stato nulla senza la Coppa d’Oro.
E invece Borgo Valsugana è diventata un luogo mitico per ogni giovane ciclista d’Italia.
Tutti sognano di partecipare e vincere la Coppa d’Oro.
In quel paese uomini, donni piangono, gioiscono, si commuovono, esultano.
Insomma, vivono. E allora ecco perché sono importanti queste manifestazioni. Perché regalano un ricordo indimenticabile.

18) Il sindaco di Borgo Valsugana. 
Non lo conoscevo se non di vista o per qualche rapido scambio di parole, Fabio.
Ma stavolta ho avuto modo di conoscerlo e ascoltarlo un pezzettino di più.
Fabio Dalledonne è il sindaco di Borgo Valsugana.
Sono certo che senza il suo apporto questa manifestazione non sarebbe così speciale.
Non c’è nulla da fare: le manifestazioni somigliano all’anima delle persone coinvolte.
Impegnarsi per il bene della propria terra è qualcosa di magico.
Qualcosa di così lontano da come sono fatto io – così egoista, così chiuso, così dedito ai miei orticelli mentali. Forse per questo che rimango stupito e ammirato da chi invece si dà da fare e crea cose così meravigliose. Con anima e pragmatismo. Con ragione e sentimento.

19) L’altro sindaco, quello di Fiavé.
Ma non c’era il solo sindaco di Borgo Valsugana alla Coppa d’Oro. Perché è stato un piacere rivedere Angelo Zambotti, giovane sindaco di Fiavé e presidente del comitato organizzatore dei Campionati Italiani di Comano Terme.
Il filo della passione per lo sport giovanile si allaccia nei cuori di molti sindaci, ed è un bene.
Ascoltarlo in finish line immaginarsi una manifestazione simile nel suo paese è stata musica per le mie orecchie. Sarebbe bellissimo avere altre magiche giornate di ciclismo.
Anche Comano Terme potrebbe diventare un luogo altrettanto simbolico, perché no?

20) Il quasi sindaco dei BICITV Awards.
La 50/a Coppa d’Oro mi ha dato voglia di radicare più profondamente BICITV.
Ho telefonato a Massimo Pulcini, vice sindaco di Nembro, il paese sede dei miei BICITV Awards.
Gli racconto del mio weekend in Coppa d’Oro. Gli racconto di quanto è importante per i piccoli paese riuscire a diventare “mitici” per qualcosa.
Nembro potrebbe diventare un paese “mitico” per i BICITV Awards, gli dico, e gli rinnovo il mio impegno per organizzarli quantomeno nel prossimo biennio.
Siamo più o meno coetanei Massimo Pulcini, Angelo Zambotti ed io.
A volte sento i giovani parlare sfiduciati del futuro. Sbagliano.
Tutti noi abbiamo il potere di incidere nella realtà con il nostro atteggiamento, le nostre azioni, le nostre parole.
Mi piace pensare di star creando qualcosa di bello anche io con BICITV.
Forse lo stiamo facendo davvero.

21) Suona il telefono: Moreno.
Suona il telefono. Dall’altro capo c’è Moreno Martin. Ci raccontiamo come è stato bello assistere ad una Coppa d’Oro così emozionante. Gli dico quanto e perché è stato un onore e un piacere fargli da seconda voce sul palco della Coppa d’Oro.
C’è tutto da imparare da Moreno. Aver potuto vedere da vicino la cura maniacale per ogni aspetto del suo lavoro è stato un privilegio. Non lascia nulla al caso. Si arrabbia se le cose non funzionano. Ha una passione trascinante. Ma soprattutto, un grande rispetto verso i propri colleghi.

22) La mia seconda volta da speaker. 
Era la mia seconda volta da speaker, la prima in assoluto da seconda voce.
Mi piace vestire più abiti, non specializzarmi in niente e aggiungere sempre esperienze nuove.
Ho sempre cercato di sfuggire alle definizioni: a volte mi riesce, a volte no. Mi piace essere contraddittorio e paradossale con me stesso, mi piace smentirmi e dimostrare a me stesso che le mie vecchie idee erano sbagliate. Mi piace pensare di poter cambiare sempre e sorprendermi a non cambiare mai.
Eppure lì su quel palco ho avuto conferma di quanto mi piacerebbe essere sempre seconda voce.
Ho sempre amato stare dietro le quinte e non essere protagonista e, mio malgrado, con il mio mestiere sento di aver tradito la mia natura.
Non so quante persone mi crederebbero se dicessi che non mi piace apparire. In molti non ci crederebbero.

23) La mia ultima diretta. 
Non ci crederebbero, perché quel che faccio è in aperta contraddizione con quel che preferisco. Eppure è così.
Con la diretta dalla Coppa d’Oro ho concluso la mia esperienza come “quello delle dirette di Facebook”.
Che viaggio, quello delle dirette!
Mi ha portato a conoscere tantissime persone. A far capire il tipo di pensieri, idee ed emozioni stanno alla base del mio lavoro per BICITV.
Ma smettere è la cosa giusta da fare, benché in molti mi stanno scrivendo tentando di convincermi del contrario (compresa la Gio che a Borgo Valsugana ha esordito con un “Sono arrabbiata con te” riferendosi proprio a questa mia decisione).
Ma sento di dover cambiare pelle.
Un’altra volta.

24) Dalla Coppa d’Oro al Ghisallo. 
La pioggia della Coppa d’Oro mi ha insegnato quanto sia utile tornare all’essenziale.
C’è un’altra manifestazione che ho nel cuore.
La giornata di gare con arrivo al Ghisallo.
Domenica prossima (non domani) sarò lì.
Quanto mi piacerebbe avere carta bianca per reinventare una manifestazione come quella!
Cinque gare, un solo arrivo in un luogo ancor più mitico ed essenziale.
Ancor più carico di storia.
Già, è l’essenzialità quel che mi affascina.
Levare, levare, levare. Togliere.
Così come abbiamo fatto con il video della Coppa d’Oro.
Così come farò con me stesso togliendomi dalle dirette e lasciando spazio a Davide Tibaldi. Svuotare per poi riempire.
Andarsene per poi tornare, diversi.
Scrivere. Scrivere di tutto questo.
Ogni giorno.

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