#69 – Quell’amore verso la poesia

Deve essere stato quel film, sì.
L’attimo fuggente.
Che lì i timidi vincevano. 
Che bastava un verso di Whitman a risolvere la vita.
Sì, deve essere stato lì che da ragazzo mi si è smosso qualcosa.
Che poi, a posteriori, mi viene da dire che gli amori non li trovi mai dove dovrebbero stare.
Cioè, non è leggendo una poesia che mi sono poi messo a leggerne, di poesie, appassionandomi.
No.
È stato guardando un film.
Ecco cosa manca nel ciclismo.
Che ti possa nascere la passione per questo sport in luoghi dove non si pratica ciclismo.
Nelle scuole, in TV, nei film.
Altrove.
Le poesie (e gli amori) sono sempre inaspettati e vivono ai bordi.
Sono sempre lì, che li sfiori con la coda dell’occhio e che non li riesci subito a mettere a fuoco.
Ecco perchè la passione per il ciclismo (come per tutte le passioni, del resto) va mostrata e non detta.
E il modo migliore è raccontare la storia di qualcuno che la vive questa passione.
Senza mai nominarla, che le persone non desiderano mai sentirsi dire che cosa debbano amare.

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