#86 – Un consiglio per chi vince spesso

Avete presente le interviste a fine gara, quando vi capita di farvi delle risate perché chi ha perso si prende delle scuse assurde e non sa accettare le sconfitte?
Ecco, appunto.
Ci sono decine di esempi.
Quando vi intervistano a fine gara, incominciate l’intervista facendo i complimenti al vincitore o alla vincitrice.
Sempre e comunque.
Anche se chi ha vinto vi è antipatico.
Anche se chi ha vinto ha, per esempio, compiuto una scorrettezza nei vostri confronti.
Voi iniziate facendogli i complimenti.
Perché i veri campioni (così come i grandi allenatori e le grandi squadre) non si lamentano pubblicamente degli altri quando perdono.
Non prendono scuse. Non raccontano dei propri problemi.
I ciclisti forti devono aspirare a diventare campioni.
E poi fare i complimenti al proprio avversario porta almeno tre vantaggi.

Il primo vantaggio è un vantaggio per voi stessi.
Perché il vero campione analizza la propria prestazione, cerca di migliorare ciò che può controllare e non punta il dito a destra e a sinistra.
Il vero campione impara dalla sconfitte, non dalle vittorie; e i grandissimi, quando vincono, non festeggiano, ma analizzano la prestazione come se avessero perso per scoprire i propri difetti e scoprire in che cosa possono migliorare.
Perdere fa parte del naturale processo di apprendimento.
Se non perdi, non impari.
Se non impari non fai esperienza.
Se non fai esperienza, non puoi vincere con regolarità.
L’esperienza non è nient’altro che l’aver fatto una somma di errori.

Il secondo vantaggio del fare immediatamente i complimenti è l’immagine che date di voi stessi all’esterno.
La verità viene sempre a galla, anche se non siamo noi stessi a raccontarla davanti ad un microfono per un’intervista. E non c’è nemmeno bisogno di sfogarsi su Facebook puntando il dito o piangendo per la scorrettezza subita.
Se voi rispettate sempre il vostro avversario anche quando lui ha torto e voi avete ragione, eviterete quelle figuracce che spesso fanno i ciclisti quando prendono scuse assurde per una mancata vittoria. Insomma, non rischiate mai che la gente si metta a ridere di voi. E sarete anche più simpatici ai giornalisti: lasciate che siano loro a denunciare la scorrettezza che avete subito, non fatelo voi stessi.

Il terzo vantaggio è un vantaggio di tipo agonistico.
Quando si subisce un’ingiustizia, colui che l’ha compiuta non si aspetta nient’altro che voi vi lamentiate o piangiate o vi arrabbiate.
Non cadete nella trappola.
Dimostrate di essere di un’altra categoria.
Voi siete molto più forti.
E quel povero ciclista scorretto rimarrà sempre un povero ciclista incapace di crescere (uno che usa trucchetti è un perdente e non sarà mai un vero campione).

Dopo tanti anni trascorsi sul campo di gara, dopo essere stato in diverse sale stampa, dopo aver intervistato centinaia di ragazzi e ragazze e allenatori e squadre, questo è il consiglio che mi sento di dare soprattutto a quei corridori forti che aspirano a diventare campioni.
Non lamentatevi mai.
Tutta energia sprecata.
Usate quell’energia che vi serve a diventare ancora più forti.
I bambini dell’asilo si lamentano.
I vigliacchi si lamentano, dicono bugie sul tuo conto e usano trucchetti.
Gli uomini e le donne veri non fanno così.
Gli uomini e le donne lottano e lavorano duramente per migliorarsi.
Un giorno, quando sarete più grandi, potrete lottare per le correggere le ingiustizie.
Ma solo nei tempi e nei modi giusti, nel rispetto dei ruoli.
Diventate allenatori, diventate giudici di gara, aprite squadre, organizzate corse come le avreste volute voi quando eravate atleti. Ma più avanti. Ora siete atleti.

E un’atleta deve pensare a correre in qualsiasi condizione, anche la più avversa.
Non a caso i grandissimi allenatori simulano in allenamento le condizioni più dure e più difficili ai propri atleti così che poi la gara sembra più semplice.
E allora quando subite ingiustizie, prendetela come una grande occasione per diventare ancora più forti, ancora più cocciuti, ancora più determinati.
Intanto che gli altri parlano e si lamentano, voi allenatevi e non distraetevi.
Che su quella bici dovete salirci voi stessi: non i vostri genitori, non i vostri allenatori, non quella marea di gente che perde tempo su Facebook lamentandosi delle cose che non vanno senza rimboccarsi le maniche per cambiarle.

Ma, ovviamente, si può pensarla diversamente, ovvio.
Sono scelte
Si può scegliere anche di essere forti e vincere gare senza diventare campioni.
Si può fare.
Essere campioni è per pochi.
La via è più stretta, è più dura ed è più difficile, e forse non vi porterà alle vittorie.
A volte i campioni vincono di meno di chi fa il furbo.

Ma voi avrete vinto un’altra partita.
Se agirete così, sarete circondati da (poche) persone che la pensano e la vivono come voi.
Gente con una mentalità di chi sa aggiustare le cose: non gente che sa solo lamentarsi.
Gente che crea, gente che fa: non gente che parla.
Certo, non avrete ondate di Like sui social, perché la lamentela e l’odio portano più popolarità.
Guardate il mio profilo: pochi amici, pochi Like.

Ma almeno sarete circondati da poche persone che vi sapranno sinceramente apprezzare anche nei vostri difetti.
Gente leale, veri amici.
Ed è con gente così che si possono realizzare grandi cose e grandi sogni.
Ed è con gente così che è più dolce vivere ed essere felici.

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