#87 – Contro l’originalità

Ad Einstein attribuiscono di tutto, anche citazioni del tipo
“Originalità è saper nascondere le fonti”.
Nel post #86 spiegavo ai ciclisti sul perché fosse meglio complimentarsi sempre con gli avversari. 
Ebbene, sono arrivati like, messaggi di apprezzamento e commenti. Immeritati.

Mi piace invece dare conoscenza delle fonti dalle quali ho costruito il ragionamento. Mi sembra più onesto.

L’approccio di base – quello del fare i complimenti – nasce dall’osservazione delle interviste di Pep Guardiola e dal libro connesso “Coaching Guardiola”.
Il migliorare attraverso l’errore è un concetto fin troppo abusato e diffuso; io l’ho incontrato la prima volta in uno speech che ritrovate su YouTube fatto da Julio Velasco in un incontro di formazione per manager a Berlino.
La sequenza “Se perdi, non impari, se non impari, non fai esperienza, se non fai esperienza, non vinci con regolarità” l’ho letta in un libro sfogliato in Autogrill di Steve Chandler intitolato “100 regole per motivare te stesso” e incrociato in termini simili anche dal motivatore americano Tony Robbins.
Il lamentarsi non è una strategia è un modo di dire di Marco Montemagno che, a sua volta, aveva ripreso il celebre “Never explain, never complain” attribuito ad un reale inglese e che avevo sentito per la prima volta in TV riportato dal giornalista Beppe Severgnini.
La linea generale del mantenere il focus sul migliorare sé stessi nell’allenamento è ripreso (molto male) dal libro “Eleven Rings” di Phil Jackson, l’allenatore dei Bulls di Jordan e dei Lakers di Kobe (è da qui che ho incominciato ad interessarmi ai concetti zen applicati nello sport e in altre discipline, compresa la mia giornalistica in senso stretto, e quella più, per così dire, manageriale.
“I vigliacchi fanno così e tu non sei un vigliacco” è una battuta di Sylvester Stallone in Rocky Balboa, mentre l’idea di impostare un allenamento più duro per far sembrare semplice la performance arriva da un libretto di Rizzoli intitolato “Piccolo manuale del talento”.
Infine ci sono altri due concetti per il finale del post: il primo è il concetto classico che si attirano le persone più simili a sé stesse, mentre il secondo è una speranza e un augurio personale – quello dell’incontrare amici con la voglia di fare – che in realtà è una forzatura e si tratta di un’applicazione concreta delle cosiddette “profezie che si autoavverano” di cui avevo sentito parlare la prima volta in un libro che raccontava l’esperienza di allenatore di José Mourinho al Real Madrid.

Ecco, queste sono le fonti.
Per favore, non parliamo di originalità.
Ho sintetizzato quattro cose lette qua e là nelle mie pause pranzo in libreria.
L’originalità non esiste e se esiste, nasconde le sue fonti.
Ecco, a me nasconderle sembra una scemenza.
Le idee valgono più delle persone.
Mi è sembrato giusto condividerle.

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