#Song01 – Another Chance

Non c’è niente di più banale del testo di questa canzone. 
Dice ripetutamente: “Se solo avessi avuto un’altra chance stanotte”.
Già, se solo avessi avuto un’altra chance.

PLAY > https://goo.gl/BS7dJ2

Il video che accompagna la canzone è poesia pop pura.
Una di quelle cose che avrei voluto inventare io.
Per me arte è qualcosa che non sembra all’arte, poesia qualcosa che non sembra poesia, scrittura qualcosa che non sembra scrittura, eppure tu sai che quella che stai guardando o leggendo è effettivamente arte o poesia, e non sai neanche tu perché questo sia successo visto che quella non doveva essere arte.
Ebbene, accade qualcosa di simile nel video di questa canzone.
In questo video c’è una ragazza che cammina per la città con un enorme cuore di plastica gonfiato. Questo cuore è talmente ingombrante da portare che tutti la guardano con una lieve vena canzonatoria e addirittura in alcuni posti lei non riesce ad entrare perché la porta è troppo piccola per quel cuore enorme.
Beh, non è questa una metafora meravigliosa?

Il video va avanti.
Man mano diventa sera il cuore della ragazza rimpicciolisce finché la ragazza non incontra un altro ragazzo.
I due parlano di quel cuore, lui invita lei per un caffè, i due escono e portano con sé il piccolo cuore gonfiabile.
Poi lui riaccompagna a casa lei.
Lei è visibilmente felice e si danno appuntamento al giorno successivo.
Lei esce di casa e il suo cuore è diventato di nuovo enorme.
Lui la vede con quel cuore enorme e, forse intimorito, scappa via senza farsi vedere.
Fine.

Trovo questo video pura poesia.
Da ragazzo una ragazza mi aveva spezzato il cuore (da qualche parte c’è sempre qualcuno così, qualcuno il cui nome digitiamo nel cuore della notte su Google – cazzo, l’ho fatto ancora, ho scoperto che è diventata mamma, auguri) e questa canzone era una sorta di colonna sonora di quella delusione.
Crescendo invece mi sono sempre più immedesimato in quel ragazzo che, vedendo il cuore gigantesco di questa o quest’altra donna, mi sono più o meno gentilmente defilato scappando.

A volte qualche vecchia stazione si ricorda di questo pezzo quando vago nel cuore della notte.
Un pezzo insulso.
Un pezzo che ha cambiato la mia vita.
Senza di lei non avrei mai incominciato a scrivere, scrivere, scrivere da ormai 19 anni, ininterrottamente, tutti i giorni da allora. Scrivere perché per lei che trovava belle le cose che le scrivevo (mah), scrivere perché allora, la credevo perduta, perduta per sempre (mah x 2).

Ora ascolto questa canzone.
Guardo avanti.
Gli anni passano.
I cuori si gonfiano e si sgonfiano.
A volte si piange da soli.
A volte si ride da soli.
Questa canzone mi ricorda di non vergognarmi mai del mio cuore, piccolo o grande che sia.
Che, in fondo, “più stupido dello scrivere poesie d’amore, è non scriverne affatto”.
La vita è solo una.

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